Autoritarismo e partecipazione democratica in Russia per Vladislav Inozmemzev






Vladislav Inozmemzev è un economista di scuola liberale, autore nel 2019 di un importante libro sulle prospettive, incerte, della Russia putiniana (Nesovremenneaja Strana, Al’pina Pablisher, 2019). In un recente commento pubblicato su Echo Moskvy, Inozmemzev prende spunto dall’anniversario dell’adozione della Costituzione russa del 1993 riformata dal referendum estivo in chiave autoritaria per sviluppare alcune non scontate riflessioni. In primo luogo per l’autore è necessario evitare l’apologia della Carta precedente che permise per esempio la realizzazione di elezioni truccate come lo furono quelle del 1996 a danno del comunista Gennady Zjuganov (ma per certi versi con il suo stesso beneplacito) che condussero alla rielezione di Boris Eltsin.

Tuttavia, allo stesso tempo, Inozmemzev invita i tanti oppositori di Putin ad evitare di nascondersi dietro il dito dei brogli o dei meccanismi costrittivi e clientelari delle votazioni in Russia.

La partecipazione, per Inozmemzev, è la chiave di volta di ogni sistema politico democraticamente sano: “…gli individui sono portatori di sovranità nelle società moderne. Questa norma è entrata nella coscienza giuridica personale molto tempo fa ed è stata sancita non solo nelle costituzioni delle società avanzate del XVIII e XIX secolo, ma anche nelle costituzioni delle più importanti dittature del XX secolo. E riflette una realtà: la legge non può da sola frenare i cambiamenti nella società, ma solo se ci sono persone pronte a seguirla, onorarla e proteggerla. Il sistema giudiziario, la libera stampa, le istituzioni della società civile e, naturalmente, le masse – tutti loro, e non solo il presidente (come è scritto nell’articolo 80), sono i garanti della Legge fondamentale. Ogni altra interpretazione, a mio avviso, è errata: presuppone che i cittadini, delegando i poteri ai governanti, possano ritirarsi dalla partecipazione alla determinazione del destino dello Stato”. Insomma, cari cittadini anti-Putin, evitiamo troppo vittimismo e prima di lamentarci pensiamo cosa abbiamo fatto o cosa potremmo fare per avere un paese più democratico. “In Russia le persone cedono prontamente l’iniziativa alle autorità e concordano con ciò che esse propongono. Questo è stato il caso durante gli anni della perestrojka, durante il passaggio dal sistema sovietico al nuovo sistema e durante il periodo di transizione dei primi anni 2000; è questo sta avvenendo anche ora […] Nel 1993, quando il Cremlino propose una costituzione (come incarnazione della legge) appena due mesi dopo aver usato la forza militare per disperdere il parlamento legalmente eletto, il popolo votò a favore del testo proposto. Nel bel mezzo della guerra nel Caucaso, nelle elezioni del 1996 [il popolo] rinunciò relativamente liberamente all’opportunità di esprimere sfiducia alle autorità, “mandando giù” recessione economica, povertà e privatizzazioni. Nel 2000 ha accolto il “successore designato” e nel 2020 ha sostenuto la nuova versione della Costituzione con ancora più voti rispetto alla precedente”. Forse Inozmemzev è troppo severo quando parla del recente passato perché a più riprese in Russia ci fu un certo protagonismo politico nell’ultimo decennio del XX secolo che però non riuscì a produrre effetti positivi in chiave di crescita democratica per motivi storici e sociali per certi versi complessi.

La delega e la “cessione di sovranità” popolare in Russia è evidente, non c’è dubbio, se paragonata per esempio a quanto sta avvenendo con la mobilitazione popolare anti-regime in Bielorussia, ma è un tratto non solo di paesi tradizionalmente pigri politicamente ma anche gran parte dei paesi occidentali sempre più avviluppati tra crisi di legittimità della democrazia rappresentativa, populismo e disincanto.

Per continuare a fare questo lavoro abbiamo bisogno del vostro sostegno, anche piccolo.


image_pdfimage_print
Post Tags
No comments

LEAVE A COMMENT

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial