Biden-Putin, primo contatto e accordo sulle armi strategiche






Primo contatto telefonico tra Joe Biden e Vladimir Putin. Finita l’epoca dei twitter trumpiani, la Casa bianca vuole tornare alla trattativa a tutto campo,seppur dura, con il Cremlino a partire dalla questione del controllo delle armi nucleari. Un approccio pragmatico che piace alla diplomazia russa che era rimasta disorienta dai testa-coda e dilettantismo della precedente amministrazione.

Il colloquio non è stato di routine: la notizia è che tra le due superpotenze militari del pianeta sono d’accordo sull’estensione del Trattato sulle misure per l’ulteriore riduzione e limitazione delle armi strategiche offensive (START).

Un accordo da ratificare nei prossimi giorni, al massimo in pochi giorni “per garantire l’ulteriore funzionamento di questo importante meccanismo legale internazionale per la limitazione reciproca degli arsenali di missili nucleari ” come sottolinea afferma il sito del presidente russo kremlin.ru.

Passati solo pochi minuti dalla conversazione, Vladimir Putin ha già presentato alla Duma di Stato un progetto di legge per estendere lo START-3 per cinque anni. E secondo RIA Novosti, il disegno di legge sarà già discusso oggi. Per parte americana si è lasciato intendere che le due parti dovrebbero arrivare a sottoscrivere il prolungamento dell’accordo nel giro massimo massimo di 10 giorni.

Secondo Mosca l’iniziativa sarebbe stata assunta dagli Usa ma dalle indiscrezioni raccolte dal moscovita Kommersant il ministero degli esteri russi era entrata in contatto con Washington la scorsa settimana: gli Usa hanno appoggiato l’idea di stringere sull’accordo ma Joe Biden aveva chiesto prima di contattare prima i leader di Gran Bretagna, Francia e Germania, oltre al Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg.

A dimostrazione del fatto che la nuova amministrazione americana intenda ricucire anche lo strappo consumato da Trump con l’Unione europea e gli altri alleati occidentali, attraverso una consultazione costante per la selezione dei menù diplomatici da mettere in agenda.

Ma i due presidenti hanno anche molto altro su cui trattare: il tema del ritiro degli Stati Uniti dal Trattato sui “Cieli Aperti”, l ‘”accordo nucleare” iraniano (Joint Comprehensive Action Plan, JCPOA),a proposta tanto cara a Putin di tenere riunioni di un g5 aperto solo ai paesi membri permanenti dell’Onu, e last but not least, la matassa ucraina (Volodmir Zelensky, il presidente ucraino, ha negli scorsi giorni invitato formalmente Biden a volare a Kiev). Tutto a posto dunque? Per nulla. Biden è ben cosciente che Putin è destinato a restare in sella e che il suo rovesciamento necessita di tempi perlomeno medi e per ora intende usare Navalny solo come una spina nel fianco del suo antagonista. Per cui nella telefonata ha mostrato preoccupazione, persino protestato per la sorte del blogger populista, ma si è ben guardato dal minacciare misure concrete.

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