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Covid-19 accelera l’inverno demografico russo

Sullo sfondo della pandemia COVID-19, la popolazione della Russia alla fine del 2020 è diminuita di oltre 500 mila persone, secondo quanto riportato dalla stima preliminare di Rosstat, l’istituto di statistica statale ufficiale russo (la popolazione si era contratta anche nel 2019 ma solo di 35 mila persone).

Si tratta di un calo record della popolazione dal 2005 che conferma l’inverno demografico che attende la Federazione nei prossimi anni quando si faranno sentire gli effetti della crisi economica degli anni ‘90 sulla popolazione adulta.

La popolazione residente in Russia al 1° gennaio 2021, secondo stime preliminari di Rosstat è di 146,24 milioni di persone, ovvero 510 mila persone in meno rispetto al 1° gennaio 2020 (146,75 milioni di persone). Una riduzione più ampia era stata osservata in Russia solo nel 2005, quando la popolazione del paese era diminuita di 564,5 mila persone. In realtà anche i dati alla metà del secondo decennio dei 2000 erano stati falsati dall’assimilazione della Crimea (circa 2 milioni di persone) nel 2014.

La mortalità in Russia nel periodo gennaio-novembre 2020 (i dati tra cui dicembre non sono ancora stati pubblicati da Rosstat) ha raggiunto 1,881 milioni di persone, il 13,9% (o 229,7 mila) in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e ciò fa dubitare dei dati finora ufficialmente (ad oggi poco meno di 70 mila per il governo ma 116 mila per la stessa Rosstat. E il tasso di mortalità a gennaio-novembre è salito a 14 morti ogni 1.000 persone contro i 13,6 di gennaio-ottobre.

Saldo  positivo/negativo della popolazione russa 2000-2020

La mortalità in eccesso (che riflette gli effetti diretti e indiretti della pandemia COVID-19) nel periodo gennaio-novembre 2020 ha raggiunto 184,6 mila persone, ovvero il + 10,9% della norma negli ultimi anni, è invece il dato dalle stime preliminari di RBC basate sui dati Rosstat. Il tasso medio di mortalità per gennaio-novembre nei cinque anni precedenti è stato preso come punto di riferimento per l’elaborazione in questo dato. Secondo quanto scrive Seregy Smirnov su The Bell “La triste dinamica demografica nel 2020 è stata causata da tre fattori: una diminuzione del tasso di natalità, un forte calo dell’immigrazione e un’accelerazione del declino naturale dovuto alla pandemia”. Anche questi dati sono impietosi: il numero di nascite nel periodo gennaio-novembre 2020 è diminuito del 4,4% su base annua, a 1,306 milioni da 1,365 milioni nello stesso periodo del 2019. Inoltre il declino naturale nello stesso periodo è raddoppiato, passando a 575mila persone da 286mila persone.

L’afflusso migratorio dovuto alla chiusura delle frontiere (a gennaio-ottobre) è stato di sole 86mila persone, contro 223mila persone dell’anno precedente (la politica migratoria di Putin nei confronti della forza-lavoro ex-sovietica è stata sempre relativamente liberale visto che non ha mai introdotto il regime dei visti).