Il business della vaccinazione e Sputnik V






DI MARCO  MINOLETTI

Stando alla narrazione ufficiale, entro la fine di quest’anno, gran parte della popolazione mondiale sarà vaccinata contro il Covid-19. Sull’ effettiva efficacia del vaccino e sui possibili ed eventuali effetti collaterali, ne riparleremo tra qualche anno. Ciò che sin da ora appare, tuttavia, evidente è che lo sviluppo e la distribuzione dei vaccini non misurano semplicisticamente gli obiettivi e gli auspicabili traguardi della politica sanitaria, ma anche e soprattutto la sfera del prestigio internazionale e gli affari delle grandi imprese coinvolte.
Nella corsa al primo vaccino, l’anno scorso, si è verificata la cosiddetta “situazione di vantaggio del primo mover”, ovvero, chi fra gli attori coinvolti presenta per primo un vaccino subito operativo e di cui le persone possano fidarsi, ottiene un pezzo sproporzionatamente grande della torta. Mentre Biontech/Pfizer e Moderna figurano tra i candidati più promettenti delle aziende private nei Paesi Occidentali, la concorrenza resta principalmente cinese e russa.
In Russia, tuttavia, nessuna autorità indipendente ha frenato l’approvazione del vaccino.

La variante russa “Sputnik V” non è stata sviluppata privatamente, ma dall’Istituto Statale di epidemiologia Gamaleja di Mosca. In Russia pare, dunque, si sia passati direttamente dallo sviluppo alla distribuzione e quindi somministrazione del vaccino. Nei Paesi Occidentali, normalmente produttori, politici, istituti a tutela dei consumatori e autorità di regolamentazione hanno, ciascuno, richieste diverse per un vaccino.

Ma, anche in questo caso, si è preferito dare un colpo all’acceleratore, in barba all’antico proverbio persiano che recita: “La fretta è del diavolo”. Ma torniamo in Russia.
I vantaggi della variante russa sono evidenti: tutto è molto più veloce. Già ad agosto, il vaccino è stato il primo al mondo ad essere registrato e i primi cittadini russi sono stati vaccinati in ottobre. Le vaccinazioni di massa su base volontaria sono poi iniziate poco prima di quelle negli Stati Uniti, mentre in Europa solo all’inizio di dicembre. Alla fine dell’anno, secondo le previsioni, l’80% dei cittadini dovrebbe essere immunizzato con il vaccino nostrano.
Insieme ai pregi, tuttavia, anche gli svantaggi del progetto russo sono diventati rapidamente evidenti. Mentre l’inter di approvazione dei vaccini occidentali riflette la necessità dei risultati dello studio a medio termine e di essere esaminati da Organismi Indipendenti, i risultati dello studio russo non hanno soddisfatto gli standard internazionali – l’approvazione è avvenuta prima dell’importante studio della fase III. Il Mondo ha dovuto accontentarsi, per la prima volta, delle informazioni fornite dal Ministero della Sanità russo secondo cui lo Sputnik V è “senz’altro efficace” quanto il vaccino dei suoi concorrenti Occidentali.

Non solo gli esperti occidentali erano inizialmente scettici, ma anche gli stessi russi hanno reagito con cautela all’offerta di vaccinazione gratuita. Stando a quanto circola in rete, solo il 42% della popolazione russa vuole essere vaccinato con lo Sputnik V. Il fatto che allo stesso Vladimir Putin non fosse ancora stato somministrato il vaccino – “Non c’è vaccino per persone come me” ndr. – non ha certamente avuto un effetto costruttivo sulla fiducia dei suoi sudditi.

Il despota sessantottenne ha dichiarato all’inizio di dicembre: “Sono una persona rispettosa della legge. Mi attengo alle raccomandazioni. Lo farò il prima possibile”. In effetti, l’utilizzo del vaccino russo non è stato inizialmente approvato per in pazienti di età superiore ai 60 anni poiché gli effetti collaterali previsti possono essere de facto più importanti di quelli delle alternative occidentali.
Alcuni giorni fa, tuttavia, l’approvazione per i pazienti di età superiore ai 60 anni è stata concessa anche in Russia. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha così dichiarato alla televisione di Stato che Putin sarebbe stato vaccinato. Ma non ha specificato la data esatta, ed è rimasto nel vago: “Sta aspettando che tutte le formalità siano completate”.
Le cifre diffuse in Russia possono essere, senza se e senza ma, definite come “numeri di propaganda”.
Sebbene la Russia, infatti, abbia promesso all’OMS la notifica dei risultati dettagliati dello studio, l’opinione pubblica mondiale dipende ancora dalle cifre ufficiali (sic!). Inoltre, il fatto che l’autorità statistica russa abbia dovuto annunciare il drastico aumento del numero delle vittime solo il 28.12 conferma il sospetto di molti che i dati ufficiali del Paese su questioni delicate debbano essere presi, come sempre, “cum grano salis”.
Tra i vantaggi dello Sputnik V, va detto che si aggiunge il prezzo, relativamente basso (meno di 20 dollari). Oltre alla Russia, i regimi affiliati, Bielorussia e Serbia, hanno quindi iniziato a utilizzare il vaccino fraterno. Il ministro serbo, Vulin, dopo la vaccinazione ha dichiarato: “Volevo davvero un vaccino russo perché credo nella medicina russa”. Si fermerà lì l’esportazione del vaccino Russo? Dubito ergo sum…
Sputnik V sta trovando clienti in tutto il Mondo. L’Ungheria, pro-Putin, è stato il primo paese dell’Ue a richiederlo per il proprio Paese, nonostante, ça va sans dir, l’opposizione della Commissione Ue. Al fine di aumentare ulteriormente le esportazioni, la Russia ha naturalmente annunciato una “versione leggera” del vaccino che non verrà utilizzata a livello nazionale, ma sarà esclusivamente esportata. Si tratta della somministrazione in una sola dose invece che di due, il che ne riduce ulteriormente il prezzo. Secondo i dati russi, tuttavia, produce un’immunità di soli tre o quattro mesi.

Non sorprende, data la logistica relativamente semplice e il prezzo più basso, che lo Sputnik V, nonostante le sue carenze, sia particolarmente interessante per molti Paesi del Sud del Mondo.
Lo Sputnik V – il cui nome non va sottovalutato – attraverso la sua logistica semplificata, potrebbe svolgere un ruolo importante in una strategia globale di vaccinazione.

Anche i Paesi Occidentali lo hanno riconosciuto. Secondo quanto riportato dal Tagesspiegel, Angela Merkel avrebbe negoziato direttamente con Putin su “possibili prospettive di produzione congiunta di vaccini” per compensare le limitate possibilità di produzione in Russia. La società britannica Astrazeneca che ha già sviluppato un proprio vaccino, in futuro intenderebbe lavorare con gli sviluppatori di Sputnik V con l’intento di migliorare entrambi i vaccini.
Finora, quasi tutti i vaccini Moderna e Biontech/ Pfizer sono stati accumulati da Stati ricchi, tuttavia la storia dello Sputnik V dimostra che la corsa globale per lo sviluppo dei vaccini riguarda soprattutto il prestigio, l’influenza geopolitica e il guadagno economico, a dispetto delle ripetute affermazioni contrarie.
Il fallimento della politica vaccinale dell’Occidente sarà colmato grazie ai Paesi Capitalisti d’Oriente. Quando si tratta di business anche il nemico può trasformarsi in alleato occasionale, del resto, una mano lava l’altra!

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