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La carta dell'”invasione” dei migranti iracheni nella crisi tra Bielorussia e Unione Europea

Lo scontro tra Unione Europea e Bielorussia ha raggiunto un nuovo, più alto livello. Il governo di Alexander Lukashenko ha dato infatti il disco verde per far giungere sul proprio territorio migranti iracheni per poi indirizzarli verso il confine della vicina Lituania, una forma di ricatto e di pressione non solo nei confronti di Vilnius ma anche di Bruxelles.

A Baghdad qualche mese fa è iniziata una massiccia campagna pubblicitaria di compagnie di viaggio che offrono viaggi in Bielorussia. Si tratterebbe di joint venture iracheno-bielorusse – secondo il Kommersant di Mosca – impegnate nella “tratta dei migranti” che per 800 euro garantirebbero un volo charter fino a Minsk e poi l’entrata illegale nel paese baltico.

Che dietro ci sia un “lasciapassare” del governo di Minsk sarebbe evidenziato dal fatto che nessuno dei migranti sembra desideroso di restare in Bielorussia, il cui tenore di vita è nettamente più basso di quello lituano ma comunque migliore di quello iracheno. Nel paese arabo infatti sembra che proteste e carovita continuino a imperversare dopo le proteste del 2019. Si tratterebbe di una situazione simile a quella venutasi a creare sei anni fa, quando gruppi di siriani i attraversarono il confine russo con la Norvegia. Tuttavia, allora potevano almeno aspettarsi che, sullo sfondo della guerra in Siria, l’Europa concedesse loro lo status di rifugiato cosa impensabile invece nel contesto attuale. Il numero di migranti iracheni che sarebbe stato rinchiuso nei lager lituani in attesa che vengano prese decisioni sul loro destino, ha superato le 3000 mentre l’ingresso illegale di iracheni in Lituania prosegue al ritmo di 150 persone in media al giorno. Lukashenko ha dichiarato da parte sua di non avere “né forza né soldi” di fermare il flusso. Iraqi Airways vola per il momento da Baghdad a Minsk quattro volte a settimana e FlyBaghdad due volte a settimana, ma sono iniziati ora i voli da altre località irachene: da Sulaymaniyah sono iniziati voli quotidiani per la Bielorussia dal 2 agosto; si parte per il “viaggio della speranza” anche da Bassora dal 5 agosto e dal 7 ci saranno anche voli Erbil-Minsk. Secondo il politologo bielorusso Aleksey Dzermant, “Anche se i voli Baghdad-Minsk saranno chiusi, i migranti avranno l’opportunità di attraversare la Turchia”.

La migrazione degli iracheni non si fermerà. Anche se c’è il rischio di morte, correranno il rischio e andranno dove c’è una possibilità per una vita migliore. E saranno pronti a pagare per questo. Dicono che se rimangono in Iraq, moriranno. Pertanto, migrano per non morire qui ” afferma Mustafa Saadoun, capo dell’Osservatorio iracheno per i diritti umani. La situazione economica del Paese si sta deteriorando, così come la situazione della sicurezza. Secondo Mustafa Saadoun, tutti nel Paese (soprattutto i giovani) sognano di partire, perché “non vedono il futuro in Iraq”.

Secondo gli esperti, la cifra di 10 mila immigrati clandestini potrebbe diventare critica in Lituania. Il professore associato della Facoltà di relazioni internazionali e studi regionali esteri dell’Università umanitaria statale russa Vadim Trukhachev è convinto che 5-6 mila migranti siano sufficienti per una grave crisi politica in Lituania e se grandi Stati dell’Ue non aiuterebbero la Lituania accogliendo i migranti, e “l’unica via d’uscita sarà cercare un Paese terzo, ad esempio il Kosovo o la Bosnia dove depositarli”.

A Vilnius però vogliono trovare una soluzione “definitiva” a quella che considerano una “vergognosa pressione” da parte di Lukashenko, con la costruzione di un muro lungo i 1000 chilometri della frontiera tra i due paesi sullo stile di quanto proposto tra Usa e Messico qualche anno da Donald Trump. Il primo ministro lituano Ingrida Simonyte ha parlato ripetutamente della necessità della costruzione di fortificazioni, ma ha chiarito però che Vilnius non sarebbe in grado di pagare da sola questo progetto e conterebbe sul sostegno dell’Unione europea. Da parte sua il ministro degli Esteri lituano Gabrielyus Landsbergis ha proposto di aumentare la pressione economica su Minsk, in particolare ha rammentato la possibilità di includere nel pacchetto di nuove sanzioni contro la Bielorussia un divieto totale al transito di fertilizzanti di potassio attraverso i porti lituani. In tal caso la Bielorussia dovrebbe trasferirne il transito al porto russo più vicino sul Baltico e cioè a Ust-Luga.

La crisi migratoria al confine bielorusso-lituano ha provocato anche la prima vittima. Secondo Minsk, un cittadino iracheno è stato picchiato sul territorio della Lituania ed “è morto tra le braccia delle guardie di frontiera bielorusse”.

A quanto riferisce il Comitato di frontiera di Stato della Bielorussia: “La scorsa notte, secondo le informazioni dei residenti locali, un uomo di aspetto non slavo è stato trovato vicino al confine bielorusso-lituano nell’area del villaggio di Benyakoni… la condizione è stata valutata come molto grave. Le guardie di frontiera bielorusse hanno fornito i primi soccorsi sul posto, ma nonostante ciò l’uomo è morto”. Il segretario di stato del Consiglio di sicurezza bielorusso Alyaksandr Volfovich ha attaccato frontalmente i lituani, trasformandosi improvvisamente un sostenitore dei diritti dei migranti: “L’uomo è stato picchiato in uno stato tale che praticamente è morto tra le braccia delle guardie di frontiera… Solo i fascisti hanno fatto questo. E stiamo parlando di una sorta di valori democratici, di una sorta di normali relazioni con i paesi vicini?”

La risposta del paese baltico non si è fatta troppo attendere: “Ci aspettavamo provocazioni simili dal regime bielorusso”, ha detto a sua volta il capo del ministero della Difesa lituano Arvydas Anushauskas. E il primo ministro Ingrida Simonyte ha osservato: “I funzionari lituani, nell’adempimento dei loro doveri, osservano i propri obblighi e quelli statali. E le autorità della Bielorussia sono responsabili di chi e dove è stato trovato sul territorio della Bielorussia”. Insomma lo scontro cinico tra Beilorussia e Lituania sulla pelle degli iracheni, sembra appena iniziato.