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La Russia resiste. Bilancio delle manifestazioni del 31 gennaio

Non sono servite una settimana di denunce, arresti, minacce; non è servito a Mosca bloccare 7 fermate della metropolitane, dirottare i percorsi dei bus in tutto il centro e impedire il parcheggio delle auto (in precedenza era avvenuto solo nella situazione insurrezionale del 1993 a seguito del bombardamento della Casa Bianca di Mosca). E non sono serviti decine di migliaia di poliziotti in tenuta antisommossa, le cariche, le botte. La Russia democratica e che resiste è tornata in piazza per chiedere le dimissioni di Putin (è stato lo slogan più gridato).

Questa volta è scesa in strada complessivamente meno gente rispetto alla settimana scorsa ma l’estensione delle città coinvolte è stata quasi tripla (140 contro le 58 della settimana). E se Mosca e San Pietroburgo (dove complessivamente si sono mobilitate secondo Novaya Gazeta poco meno di 50 mila persone) fisiologicamente, non hanno potuto ripetere gli exploit della scorsa settimana, sono scese in piazza decine di nuove realtà, in primo luogo siberiane.

E non si tratta solo di giovani, anzi. Secondo un sondaggio eseguito proprio stamane da Otkritya Media i partecipanti per classi di età sono per il 24% individui tra il 18 e i 24 anni, il 42% tra i 25 e i 35 anni, il 13% tra i 36 e i 46 e il 11% tra i 47 e i 57 anni. “È ormai chiaro – afferma un attivista della nuova sinistra di Novosibirsk – che ormai non si tratta di Navalny. In ballo c’è una situazione economico-sociale che negli ultimi mesi è diventata insostenibile”. Particolarmente partecipate malgrado le temperature polari oltre meno 20, quelle di Ekaterinburg (13000 persone), Novosibirsk (10000) Krasnojarsk (6000 partecipanti), e Celyabinsk (5000). Ma è tutta la Russia a mandare un messaggio forte di opposizione dal Mar Nero fino ai confini con la Cina. La repressione è stata ancora più dura della scorsa settimana: nel momento i cui scriviamo i fermi sono più di 4200 (2000 solo a Mosca) in tutto il paese secondo quanto in forma il portale Ovd-Info tra cui 82 giornalisti. Il numero degli arrestati in via definitiva si saprà solo durante la giornata di domani. Le cariche della polizia sono state particolarmente pesanti a “Piter” dove secondo il giornale moscovita Kommersant la polizia avrebbe fatto uso di pistole elettriche e di gas urticanti (queste micidiali armi sarebbero state usate anche a Mosca secondo alcuni testimoni oculari). Malgrado ciò un ampio corteo è riuscito lo stesso a snodarsi per le vie del centro della ex capitale russa.

La manifestazione di San Pietroburgo

A Mosca nell’impossibilità per i dimostranti di concentrarsi sulla Piazza della Lubyanka, sede dei servizi segreti sin dai tempi dell’Urss, i dimostranti si sono ritrovati a Krasnaya Vorota non lontano dalla Piazza Rossa e davanti al penitenziario di Matrosskaya Tishina, punto di raccolta dei fermati e degli arrestati in via amministrativa durante le manifestazioni di questi giorni. Qui si sono avuti gli scontri più duri perché soprattutto i giovani, come già la scorsa settimana, hanno resistito alle cariche. Infine sulla Via Tverskaya,sempre a Mosca, un uomo ha cercato per protesta di darsi fuoco. Fortunatamente il pronto intervento dei soccorsi ha evitato la tragedia. L’uomo ora sarebbe in ospedale in condizioni stabili con ustioni sul 60% del corpo.