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Autogol banderista per Volodomyr Zelensky

La Uefa ha annunciato che la squadra nazionale di calcio ucraina dovrebbe rimuovere dalla divisa lo slogan dei neofascisti ucraini “Gloria agli eroi!” Tre giorni fa, il 7 giugno, la Uefa aveva in realtà approvato il design della divisa dei calciatori ucraini dove sul retro della casacca gialloblu che vestono tradizionalmente i giocatori sopra il numero era stata apposta la frase “Gloria all’Ucraina”, e sul lato interno “Gloria agli eroi!”

Oggi però l’organizzazione sportiva europea è tornata sulla sua decisione spiegando che dopo aver controllato il design della divisa e ha deciso che non ci debbano essere slogan politici su di essa. “Dopo ulteriori analisi, la specifica combinazione di questi due slogan è chiaramente da considerare di natura politica, con implicazioni storiche e militaristiche. Pertanto, questo particolare slogan all’interno della maglia deve essere rimosso per l’uso nelle partite delle competizioni Uefa” è stato dichiarato.

Una decisione che segue le proteste della Duma di Stato russa e di Vladimir Putin in persona (“una incredibile e unica politicizzazione di una manifestazione sportiva” aveva sottolineato il presidente russo) riguardanti la nuova versione della maglia che i calciatori del Tridente avrebbero dovuto vestire in occasione del prossimo campionato di calcio che inizierà l’11 giugno.

Lo slogan “Gloria agli eroi!” è infatti una delle più celebri parole d’ordine utilizzate dai collaborazionisti filo-fascisti dell’esercito di Stepan Bandera durante la Seconda guerra mondiale e poi ripreso dai gruppi neofascisti ucraini odierni in funzione anti-russa. Un gran brutto autogol per Vladimir Zelensky che aveva approvato e presentato la maglietta che riportava lo squallido riferimento a una delle pagine più nere dell’Ucraina.

Come possa il presidente ucraino che pretenderebbe di entrare nell’Unione europea (olter che nella Nato) continuare a coprire l’ideologia e la cultura del banderismo resta incomprensibile, anche perché in tal caso troverebbe sempre l’opposizione al suo ingresso nella Ue della Polonia che ha tanto sofferto per le incursioni del movimento di liberazione nazionale collaborazionista.

Ricordiamo che durante durante i mondiali russi del 2018 il giocatore croato Domagoj Vida durante i festeggiamenti per la vittoria contro la nazionale russa per aver gridato tale slogan negli spogliatoi era stato severamente ripreso dalla Fifa e stigmatizzato da tutta la stampa sportiva internazionale.

La Eufa oggi ha però ritenuto, correttamente dal nostro punto di vista, di non dover eliminare dalle divise dei calciatori ucraini invece la sagoma dell’Ucraina, compresa la Crimea e dei territori delle regioni di Donetsk e Luhansk. Questa non è stata considerata una violazione Eufa: come è stato spiegato nel briefing, la mappa raffigurata infatti non viola le regole dell’organizzazione, visto che nessuna nessuna istituzione ne neppure la stragrande maggioranza dei paesi del mondo ha riconosciuto l’annessione della penisola contesa tra Russia e Ucraina e tanto meno le autoproclamate “repubbliche popolari”