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Le spie russe a Roma: cresce inesorabilmente la pressione su Putin

La vicenda di spionaggio militare che coinvolge un ufficiale della marina italiana e un ufficiale del Fsb russo esplosa stamane a Roma va oltre la pura cronace e si colloca in una situazione internazionale in cui la Russia sarà sempre più al centro nei prossimi mesi e prossimi anni di una complessa ristrutturazione di relazioni. Non è un caso che la notizia stia “reggendo” sulle prima pagine dei giornali on-line italiani ma anche di quelli russi, solitamente sobri a trattare le questioni di spionaggio. Kommersant sottolinea il giudizio di Di Maio sull’“atto d’inimicizia russo” e che anche l’agenzia Tass è costretta a mettere la notizia tra le top news.

La Russia già sotto i riflettori almeno dall’estate dopo la crisi bielorussa e “l’incidente” a Navalny, si trova a gestire una situazione non certo piacevole per tutta una serie di motivi. L’Italia pur non giocando un ruolo centrale nella politica estera della Ue – ormai affidata completamente all’asse franco-tedesco – ha cercato pur nel quadro dei limiti imposti dalla politica atlantica, di tenere lo stesso aperto un piccolo proprio canale diretto con Mosca.

Continuano ad avere un vago peso le relazioni costruite dalla diplomazia italiana democristiana a partire dalla seconda metà degli anni ’70 (quella post-comunista si è liquefatta dopo la guerra in Yugoslavia) ma soprattutto il peso dell’interscambio commerciale tra i due paesi: malgrado i russi non possano più gustarsi le mozzarelle di Salerno causa sanzioni, scarpe e abiti made in Italy restano al promo posto nella preferenza dei russi (quelli che se le possono permettere ovviamente). Durante i suoi due governi, Giuseppe Conte si era incontrato ben due volte Putin cercando di portare a casa un allentamento delle contro-sanzioni.

La Farnesina in attesa di vedere che fare dell’ufficiale russo fermato in quanto coperto da immunità diplomatica, ha deciso di espellere due funzionari dell’ambasciata russa.

A Mosca e questo è sembrato eccessivo malgrado al Cremlino in faccende di spie conserva solitamente un distaccato aplomb e così simmetricamente anche due funzionari italiani dovranno fare le valigie da Denezny Pereulok dove si trovano gli uffici dell’ambasciata italiana.

Sarà sicuramente un caso ma questa crisi politica tra Italia e Russia è esplosa a sole 12 ore dall’incontro online tra Markel, Macron e Putin, di cui la stampa italiana non si era peritata di dare neppure la notizia. L’incontro, a sentire i rispettivi uffici stampa, non ha partorito neppure un topolino ma giunge dopo il duro scontro tra Biden e Putin a cui gli europei hanno guardato con distacco e, per certi versi, sgomento. Il fatto più interessante però dell’incontro è che malgrado si sia parlato di riprendere le trattative per affrontare l’annosa questione del Donbass (dove tra le milizie delle cosiddette repubbliche popolari e l’esercito ucraino si combatte ancora) non è stato invitato a partecipare Volodomyr Zelensky. La cosa non è andata giù a Kiev al punto tale che la portavoce del presidente ucraino Yulja Mendel ha sentito la necessità di emettere un comunicato stamane in cui si afferma “che nessuno soluzione riguardante il Donbass potrà essere presa senza il coinvolgimento del nostro paese”. Una nota quasi per procura perché si sa quanto siano buone le relazioni tra gli ucraini e gli americani.

La soglia d’attenzione dei servizi occidentali nei confronti delle attività dei servizi russi si è accresciuta negli ultimi mesi e solo il 19 marzo scorso erano stati arrestati in Bulgaria un gruppetto di cittadini di quel paese che avrebbe fornito regolarmente notizie al Cremlino. Ma il fiato sul collo che ha messo Biden sull’alleato europeo usando l’esca di Putin, non esclude la possibilità che sia a Sofia che a Roma si siano mosse anche forze d’oltreoceano.

Intanto, proprio mentre scriviamo Alexey Navalny ha deciso – affermando di non poter ricevere cure adeguate in prigione per curare il suo  mal di schiena – di entrare in sciopero della fame…