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Mostra a Mosca: Victor Serge e Vladi Kibalcic nell’era dei totalitarismi

Nello spazio esposizione “Presnya” a Mosca (dove è ospitato anche il meraviglioso diorama dedicato alla rivoluzione del 1905 nella capitale) dal 20 novembre 2020 aL 23 febbraio 2021 si è tenuta una mostra dedicata al 130° anniversario della nascita dello scrittore francofono di origine russa Viktor KIbalcic (alias Victor Serge, 1890-1947) e al 100° anniversario della nascita di suo figlio, il grande artista messicano di origine russa Vladimir Kibalcic (Vladi, 1920-2005).

L’esposizione presenta oggetti provenienti dai fondi del Museo di storia e tradizioni locali del governatore di Orenburg e del Museo regionale di belle arti di Orenburg. Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno della Fondazione Eurasia alla quale Vladimir Kibalcic ha donato oggetti personali, dipinti e opere grafiche a al sostegno del museo di arte contemporanea di Orenburg. In questa città la famiglia visse confinata tre anni, dal 1933 al 1936.

Tra gli oggetti della collezione i visitatori hanno potuto ammirare le incredibili incisioni di Vladi e le prime edizioni di varie lingue dei romanzi e dei saggi del padre di Vladimir, Victor,

In una sonnolenta quanto freddissima Mosca, proprio in zona cesarini, domenica 23 febbraio noi di Matrioska.info non potevamo perdere l’occasione per osservare oggetti, quadri, foto, pannelli esplicativi bilingui in russo e in inglese che ci hanno riportato in un attimo e con grande emozione nella “mezzanotte del secolo”, nell’Europa dei totalitarismi così straordinariamente narrati da Victor e Vladi.

Un’avventura, quella della famiglia dei Kibalcici, iniziata in Russia alla fine del XIX secolo, quando sotto la pressione delle autorità zariste, una famiglia di rivoluzionari professionali di convinzioni socialiste di sinistra si era trasferita in Francia dove il giovane Victor poi frequenterà poi i giri della Banda Bonnot e dell’anarcosindacalismo narrati così vividamente nelle sue Memorie di un rivoluzionario. Fino al 1919, quando, poté tornare in patria, nel paese della rivoluzione vittoriosa che racconterà nella sua più grande opera storiografica L’Anno primo della rivoluzione russa. Successivamente, per aver sostenuto le posizioni dell’opposizione trotskista nella seconda metà degli anni Venti, Viktor verrà esiliato a Orenburg (1933). Dal Gulag e dal Grande Terrore verrà salvato però da una campagna internazionale nel 1936 che ebbe come primo firmatario il premio Nobel Romain Roland che gli permetterà di tornare a Parigi.

Tuttavia, l’Europa alla fine degli anni ’30. non era un posto troppo sicuro per dei rivoluzionari dove gli agenti della Nkvd si dedicavano sistematicamente all’omicidio degli avversari politici, e la famiglia decise allora di traferirisi di nuovo, questa volta in Messico, che divenne poi il punto di approdo finale in cui Vladi ha vissuto il resto della vita dopo la morte, in circostanze mai chiarite nel 1947.

Qui Victor frequentò personaggi di spicco della cultura messicana e mondiale da Diego Rivera a Jose Orozco, dal comunista consiliare Otto Rühle (il cui rapporto tra i due viene raccontato nei Carnets pubblicati in Italia da Roberto Massari) a ovviamente a Trotsky, di cui tradurrà gran parte delle opere in francese (la macchina da scrivere del fondatore dell’Armata Rossa gli resterà eredità, la foto la trovate qui al termine dell’articolo assieme ad altre della mostra)

L’arte di Vladimir (Vladi) Kibalcic è ben sintetizzata nelle opere rese disponibili alla mostra di Mosca, intersezioni originali delle culture messicana, russa ed europea. Le acqueforti presentate hanno permesso ai visitatori della mostra di entrare nel mondo della fantasmagoria, dell’interpretazione artistica e filosofica di eventi e fenomeni della cultura e della storia mondiale e in primo luogo di quelli a bilancio bilancio della rivoluzione d’Ottobre e della sua degenerazione.

Autoritratto di Vladi Kibalcic

Acquaforte di Vladi Kibalcic

Copertina della prima edizione francese de “Il caso Tulaev”

Copertina della prima edizione de “Les hommes dans le prison”

Ritratto di Victor Serge di Vladi

Il permesso  di soggiorno di Vladi in Messico del1941

Lettera di Victor Serge al figlio

La macchina da scrivere di Trotsky in Messico