Navalny va in galera. E la Russia dove va?






La decisione del giudice di Mosca, ampiamente prevista, di spedire in galera Alexey Navalny per quasi tre anni (tre anni e mezzo meno i dieci già scontati ai domiciliari) è un biglietto del regime di Putin per un viaggio di sola andata verso la dittatura. Gli oltre 300 fermi a Mosca fuori dal tribunale che doveva decidere il destino del blogger oppositore di questa sera, ne sono la riprova. Tutta l’Europa democratica, al di là delle posizioni di Navalny spesso non condivisibili, si deve mobilitare e protestare contro questo sopruso. Dietro le mobilitazioni di queste settimane contro il regime c’è una frattura sociale fatta di miseria e disperazione sociale, di cui la Siberia è un caleidoscopio. E c’è anche, last but no least, il rifiuto di un conformismo sociale diventato ormai insopportabile. Già alla fine di giugno in un editoriale pubblicato su Il Manifesto avevamo previsto questa deriva del putinismo. Oggi si avvera. Da allora ci sono state le massicce mobilitazioni in Bielorussia, la sconfitta elettorale dei filo-russi in Moldavia nelle presidenziali, l’allontanamento strategico di Belgrado da Mosca. Putin e la sua conserteria si sentono accerchiati e reagiscono in modo inconsulto. Eppure, fattualmente, avrebbe ancora dalla loro parte la maggioranza dei russi seppur sempre più passivi e incerti. Ma gli Zar non amano la dialettica politica, non amano le alternanze.

La dinastia dei Romanov prima di crollare nell’ignominia, governò per 304 anni. Il regime burocratico pseudo-socialista in Urss per poco più di 70. Per tutta una serie fattori obiettivi che si stanno concretando si può dubitare che Vladimir Vladimirovič (Putin) governerà fino al 2036, il termine che per ora si è dato al suo regno con la riforma costituzionale di questa estate. Dentro questa dinamica, in un paese che, ricordiamolo, è grande quanto gli Usa e la Cina messi insieme, si possono aprire delle fratture terribili. Non è la questione della caduta di Putin ma dello sprofondamento di un paese che resta la seconda potenza nucleare del pianeta. Con confini che vanno dalla Bulgaria alla Cina. Se non ci sarà una mobilitazione democratica e illuminata in Europa e nel mondo, c’è il rischio che una oligarchia burocratica possa trascinare l’intero globo nel disastro. Deliri? Previsioni catastrofiste? Pensatela come come volete, Ne riparleremo prossimamente.

Per continuare a fare questo lavoro abbiamo bisogno del vostro sostegno, anche piccolo.


image_pdfimage_print
Post Tags
No comments

LEAVE A COMMENT

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial