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Ritratti: La calda estate di Sergey Lavrov

di Yurii Colombo

È un estate di straordinari per il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov dato che Putin ha deciso porlo assieme al ministro della difesa Sergey Shoygu, alla testa delle liste elettorali di Russia Unita. Una mossa fatta per migliorare l’immagine del partito-regime al centro spesso di polemiche per la sua corruttela visto l’approssimarsi delle elezioni legislative, regolarmente in programma per il 19 settembre malgrado nel paese continui il record di decessi a causa della pandemia (negli ultimi 90 giorni si viaggia intorno agli 800 al giorno).

Detto fatto, questo signore dalle origini per parte paterna armene di Tblisi, dall’immagine mite e rassicurante e ormai molto noto in tutte le cancellerie (dirige la diplomazia russa dal 1994) ha rinunciato alle tradizionale vacanza di agosto sugli Altay con gli amici, per un tour pre-elettorale nella grande provincia russa.

Così lui che di Russia unita formalmente non ha mai fatto parte (l’unico partito di cui ha avuto la tessera e fino allo scioglimento è stato il Pcus) venerdì era Rostov sul Don, nel sud del paese e provincia più prossima al Donbass, per interloquire con la cittadinanza.

Ha ovviamente parlato perlopiù di politica estera, il suo pane. “Stiamo affrontando – ha sostenuto il ministro – una crescente resistenza da parte dell’Occidente. Capiamo di cosa si tratta e capiamo anche che gli interessi di fondo del nostro paese per i decenni, secoli a venire ci impongono di non cedere alle provocazioni e di andare per la nostra strada”. Un taglio quello secolare che piace agli ultras del presidente russo che propongono ormai da tempo il putinismo come vera e propria ideologia della rinascita imperiale russa.

Non è mancato neppure un attacco contro l’Ucraina e i paesi occidentali che vogliono cercare di falsificare la storia. “La riscrivono la storia i nostri partner occidentali, e lo fanno in modo piuttosto grossolano, quando incoraggiano apertamente i movimenti neonazisti in Ucraina, nei Baltici, e osservano in silenzio come questa contagio si diffonde”, tesi che piacciono al pubblico in sala ma che omettono di ricordare come l’ascesa del banderismo fu il prodotto tragico del nazionalismo grande-russo staliniano che proprio Russia unita cerca oggi di riproporre in versione rivista e corretta alla nuova fase storica.

Secondo Lavrov, l’Occidente sta facendo anche “”tentativi convulsi” per mantenere la sua posizione dominante negli affari mondiali e attacca chiunque si ponga di traversa, ma questa “politica senza uscita” non ha prospettive”.

Ha rivendicato inoltre il diritto della Russia a garantire il passaporto ai cittadini delle autoproclamate repubbliche popolari, malgrado neppure la Russia le abbia riconosciute: “Recentemente, si sono sentite voci secondo cui, avendo riconosciuto il diritto a dare il passaporto delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, la Russia sta violando il diritto internazionale. In primo luogo, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo afferma che ogni Stato ha il diritto di decidere chi può essere suo cittadino. Altre convenzioni dicono che ogni persona ha il diritto di scegliere la sua cittadinanza. Secondo lui, in Ucraina “gli ungheresi, i polacchi, i rumeni hanno i passaporti dei loro Stati, e per decenni nessuno ha posto problemi”. Sulla Bielorussia invece ha glissato dopo che giusto un anno fa aveva definito le elezioni presidenziali che avevano rieletto “alla bulgara” Alexander Lukashenko “tutt’altro che perfette” era stato ripreso pubblicamente da Putin (“al mondo non esiste niente di perfetto” aveva chiosato il capo del Cremlino).

Ora resta da vedere se una volta eletto il ministro degli esteri in carica si recherà davvero alla Duma a legiferare. Ai tempi del nuovo governo Michail Mishustin si era parlato di un suo ritiro dalla vita diplomatica “per stanchezza” (Lavrov ha compiuto 71 anni quest’anno) ma c’è da dubitarne. Putin ha sempre cambiato pochissime pedine nei posti chiave dei suoi governi e non c’è motivo che cambi idea. Il parlamento, come il paradiso, per Lavrov può ancora attendere.