Nella foto l’originale dell’articolo con le correzioni manoscritte di Stalin.

Il telegrafo ha dato la notizia della morte di Trockij. Secondo quanto riportato dai giornali americani, Trockij, che negli ultimi anni viveva in Messico, è stato vittima di un attentato. L’attentatore — Jacques Mortain Vandenrayš — era uno degli uomini più vicini e dei seguaci di Trockij.
È finito nella tomba un uomo il cui nome è pronunciato con disprezzo e maledizione dai lavoratori di tutto il mondo, un uomo che per molti anni ha combattuto contro la causa della classe operaia e della sua avanguardia — il partito bolscevico. Le classi dominanti dei paesi capitalisti hanno perso un loro fedele servitore. I servizi segreti stranieri si sono privati di un agente di lunga data e scaltro, organizzatore di assassini, che non disdegnava alcun mezzo per raggiungere i propri obiettivi controrivoluzionari.
Trockij ha percorso una lunga strada di tradimento e slealtà, di doppiezza politica e ipocrisia. Non a caso Lenin, già nel 1911, aveva soprannominato Trockij «Giuda». E questo meritato soprannome gli è rimasto per sempre.
Trockij iniziò la sua attività politica come mesncevico *controrivoluzionario*. Già nel 1903, al secondo congresso del POSDR, si schierò con veemenza contro Lenin, difendendo e sostenendo le opinioni di Martov e di altri leader menscevichi *controrivoluzionari*. Poco dopo, all’inizio della guerra russo-giapponese, Trockij mostrò ancora più apertamente il suo volto di *apostata e antirivoluzionario*. Scivolò verso posizioni di accanito difensivismo, ovvero la difesa della «patria» dello zar, dei proprietari terrieri e dei capitalisti.
Trockij affrontò la rivoluzione del 1905 con la famigerata teoria della rivoluzione «permanente». Era una teoria di disarmo del proletariato, di smobilitazione delle sue forze. Dopo la sconfitta della rivoluzione del 1905, Trockij sostenne i menscevichi-liquidatori. Vladimir Ilič Lenin scrisse allora di Trockij:
«Trockij si è comportato come il più vile dei carrieristi e dei frazionisti… Parla del partito, ma si comporta peggio di tutti gli altri frazionisti».
Trockij si presentò, come è noto, come l’organizzatore del blocco *controrivoluzinario* menscevico di agosto di tutti i gruppi e le correnti che si opponevano a Lenin.
Trockij accolse la guerra imperialista iniziata nell’agosto 1914, come c’era da aspettarsi, dall’altra parte delle barricate — nel campo dei difensori del massacro imperialista. Mascherava il suo tradimento del proletariato con frasi «di sinistra» sulla lotta contro la guerra, frasi volte a ingannare la classe operaia. Su tutte le questioni fondamentali della guerra e del socialismo, Trockij si schierò contro Lenin, contro il partito bolscevico.
In tutta la sua carriera Trockij interpretò a modo suo la crescente influenza dei bolscevichi sulla classe operaia e sulle masse dei soldati dopo la rivoluzione democratico-borghese di febbraio, nonché l’enorme popolarità degli slogan di Lenin* tra le masse popolari. Entrò nel nostro partito nel luglio 1917 insieme a un gruppo di suoi compagni di idee, dichiarando di essersi «disarmato» definitivamente.
Gli eventi successivi dimostrarono, tuttavia, che il menscevico Trockij non si era disarmato, non aveva cessato nemmeno per un istante la lotta *contro Lenin ed era entrato nel nostro partito per farlo saltare in aria dall’interno*.
Già pochi mesi dopo la Grande Rivoluzione d’Ottobre, nella primavera del 1918, Trockij, insieme a un gruppo di cosiddetti comunisti «di sinistra» e SR di sinistra, organizza un complotto malvagio contro Lenin, cercando di arrestare e annientare fisicamente i capi del proletariato Lenin, Stalin e Sverdlov. Come sempre, Trockij stesso — provocatore, organizzatore di assassini, intrigante e avventuriero — rimase nell’ombra. Il suo ruolo guida nella preparazione di questo complotto, fortunatamente fallito, venne completamente svelato solo due decenni dopo, durante il processo contro il «blocco trotskista di destra» antisovietico nel marzo 1938. Solo vent’anni dopo il groviglio di crimini di Trockij e dei suoi seguaci fu definitivamente districato.
Durante gli anni della guerra civile, quando il paese dei Soviet respingeva l’assalto di numerose orde di guardie bianche e di interventisti, Trockij con le sue azioni traditorie e i suoi ordini sabotatori indeboliva in ogni modo la forza di resistenza dell’Armata Rossa, *per cui gli fu proibito da Lenin di recarsi sui fronti orientale e meridionale*. È risaputo che Trockij, a causa del suo atteggiamento ostile nei confronti dei vecchi quadri bolscevichi, tentò di far fucilare un’intera serie di comunisti della prima linea a lui sgraditi, agendo così a vantaggio del nemico.
Nello stesso processo contro il «blocco trotskista di destra» antisovietico, fu svelato davanti al mondo intero l’intero percorso traditore e sleale di Trockij: gli imputati in quel processo, i più stretti collaboratori di Trockij, ammettevano che sia loro che, insieme a loro, il loro capo Trockij, già dal 1921 erano agenti dei servizi segreti stranieri, erano spie internazionali. *Essi, guidati da Trockij*, servirono con zelo i servizi segreti e gli stati maggiori di Inghilterra, Francia, Germania e *Giappone*.
Quando nel 1929 il governo sovietico espulse dalla nostra patria il controrivoluzionario e traditore Trockij, i circoli capitalisti d’Europa e d’America lo accolsero a braccia aperte. Non fu un caso. Era una conseguenza logica. Poiché Trockij era già da tempo passato al servizio degli sfruttatori della classe operaia.
Trockij si è impigliato nelle sue stesse reti, raggiungendo il limite in cui l’umanità può cadere. È stato ucciso dai suoi stessi sostenitori. Lo hanno eliminato proprio quei terroristi che lui stesso aveva istruito all’omicidio a tradimento, al tradimento e alle atrocità contro la classe operaia, contro il Paese dei Soviet. Trockij, che aveva organizzato il malvagio assassinio di Kirov, Kuibyšev, M. Gorkij, **è diventato vittima dei suoi stessi intrighi, tradimenti, infedeltà, atrocità**.
*Così ha concluso la sua vita in modo inglorioso quest’uomo spregevole, scendendo nella tomba con il marchio di spia internazionale e assassino in testa*.
RGASPI. F. 558. Op. 11. D. 1124. L. 63—66. Originale. Dattiloscritto.
La correzione redazionale è riportata in parte.
Nel testo sono presenti annotazioni manoscritte di Stalin:
* cancellato: «e Stalin»;
*—* aggiunto da Stalin;
**—** aggiunto al posto del testo cancellato «dall’arena politica del mondo capitalista è scomparsa un’altra figura di spia e agente incallito, nemico giurato dei lavoratori».