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Carteggio Leonetti-Trotsky (1930-1937): recensione

Valeria Checconi, Ferruccio Fabilli
ALFONSO LEONETTI – LEV TROTSKY
CARTEGGIO 1930 -1937 (Intermedia edizioni, 2020). Prefazione di Giorgio Sacchetti

di Yurii Colombo

Di questi tempi, la pubblicazione da parte della Intermedia Edizioni del carteggio tra Lev Trotsky e Alfonso Leonetti curata da Valeria Checconi e Ferruccio Fabilli, rappresenta una sorpresa gradita. Sono ormai lontani infatti i tempi in cui fiorivano le pubblicazioni di volumi legati alla storia del movimento operaio italiano e internazionale. La fine del movimento operaio per come lo si era conosciuto nella seconda metà del XIX secolo e in buona parte del XX, il crollo dei regimi dell’Est, preludio allo scioglimento del PCI, hanno fatto scendere il sipario sulla produzione di opere e materiali riguardanti quella ricchissima vicenda che aveva conosciuto il suo apice con l’ascesa dei movimenti sociali e giovanili dopo il 1968. I documenti resi disponibili e raccolti per lungo tempo

da Leonetti, sono conservati nel “Fondo” a suo nome presso la Biblioteca Comunale e dell’Accademia Etrusca di Cortona, grazie all’interessamento di Umberto Morra di Lavriano, amico e sodale di Piero Gobetti, oltre che suo biografo. In tal guisa l’amicizia tra Morra e Giustino Gabrielli (capogruppo PCI in Consiglio comunale) fu il tramite dell’incontro tra Fabilli, nel ruolo di sindaco di Cortona, con Leonetti. Il quale donò alla alla città la sua biblioteca e un Carteggio accluso, oggi conservato nella Biblioteca pubblica nel “Fondo Leonetti”, il cui nucleo principale è la corrispondenza tra Leonetti e Trotsky (1930- 1937).

I protagonisti della corrispondenza divennero, loro malgrado, eretici nel movimento comunista e fuorno riscoperti proprio negli “anni della contestazione”, anche se di Trotsky in Italia, già alla fine degli anni ’50 del XX secolo con la destalinizzazione si era tornato a scrivere e tradurre.

Il carteggio si snoda in un periodo decisivo per il tentativo dell’ex fondatore dell’Armata Rossa di costituire su scala intenazionale un’opposizione al corso staliniano imposto al movimento comunista con l’utopia reazionaria del “socialismo in un paese solo”. Leonetti, che era stato a lungo collaboratore di Antonio Gramsci e aveva condiviso la “svolta staliniana” prima di tutto in chiave interna, venne avvicinandosi a Trotsky, al morire degli anni ’20 quando il Comintern lancerà la cosiddetta politica del “Terzo Periodo” (meglio conosciuta come “socialfascismo”). Paradossalmente, ma neppure troppo, il socialfascismouna politica che trasformava le socialdemocrazie europee nel primo nemico da abbattere, aveva trovato una netta opposizione non solo nel “profeta disarmato” ormai in esilio ma anche nel Gramasci rinchiuso da tempo nelle prigioni fasciste. Leonetti (oltre che agli altri due membri della direzionione del Pcd’I Pietro Tresso e Paolo Ravazzoli) pur non avendo contatti con il comunista sardo svilupperà lo stesso ordine di perplessità che lo porteranno ad essere espulso dal Partito ed ad agganciarsi alla battaglia contro i “zig-zag staliniaini” di Trotsky. Anni feroci, tra tragedia e speranza quelli in cui si scrivono i due rivoluzionari, segnati dall’ascesa del nazismo in Germania, dalla vittoria del Fronte Popolare in Francia e dall’epopea della Rivoluzione spagnola. Della fallacia di voler costituire, in alternativa al riformismo e allo stalinismo, una “Quarta internazionale” oggi si può sorridere o più sobriamente valutarne i limiti intrinseci, tuttavia il fallimento delle varie vie nazionali al socialismo come la resa senza combattere del riformismo al liberalismo, dovrebbero indurre a qualche cautela e maggiore attenzione. Cosa che invece non sembra voler fare proprio Ferruccio Fabilli nella sua introduzione per troppi versi superficiale (come quando discute del riavvicinamento nel secondo dopoguerra di Leonetti al Pci), dando per morta l’ipotesi comunista facendo appello a personaggi come un noto editorialista de La Repubblica “”Obiettivamente saremmo, però, costretti a prender atto che passi in avanti la “talpa rivoluzionaria” – scrive Fabilli – non ne abbia fatti, anzi, emerge forte il dubbio che sia in letargo o morta, leggendo Federico Rampini, La notte della sinistra – Da dove ripartire, ci è più chiaro il fallimento della generazione che a vario titolo (politico, sindacale e giornalistico) ha agito sulla storia italiana e internazionale nell’ultimo cinquantennio”. All’edizione fa difetto inoltre – al netto di una discreta curatela – la pubblicazione di alcune lettere conservate presso l’Istituto di Storia Sociale di Amsterdam che sarebbero state facilmente reperibili online e che avrebbero reso più completo il volume. Si tratta delle lettere di Leonetti a Trotsky del 5 gennaio 1931, 5 gennaio 1932, 5 giugno 1932, 10 agosto 1932, 12 settembre 1932 19 maggio 1934 oltre che di un breve biglietto non datato, oltre che della lettera a Leonetti di Trotsky del 16 ottobre 1931 di cui fa accenno Leonetti nella risposta a Trotsky a pagina 141 del volume (tutte queste lettere sono riprodotte qui in fondo in formato Pdf).

Per chi intendesse approfondire la figura di Alfonso Leonetti varrà la pena di leggere entrambi i  volumi pubblicati da Massari editore 

All’opposizione nel PCI con Trotsky e Gramsci. Bollettino dell’Opposizione comunista italiana (1931-1933) e

Antonella Marazzi, Anfonso Leonetti: storia di un’amicizia. Testi inediti, ricordi e corrispodenza con Roberto Massari (1973-1984)

Online sono inoltre disponibili l’utile articolo di Franco Milanesi https://www.machina-deriveapprodi.com/post/alfonso-leonetti e la dura reprimenda di Paolo Casciola https://www.marxists.org/history/etol/revhist/backiss/vol5/no4/casciola.html

Lettere mancanti:

Leonetti-Trotsky 1

Trotsky a Leonetti 

Leonetti -Trotsky 2