Enrico Berlinguer “Abbiamo perduto il nostro più grande amico, Stalin!”






Questo è il discorso che Enrico Berlinguer tenne quando era Segretario della Fgci, al XIII Congresso della Fgci tenutosi a Ferrara dal 4 all’8 marzo e riprodotto integralmente sul n.12 di Pattuglia una delle riviste dei giovani comunisti dell’poca. Il mettere il dito dentro la piaga, da aparte nostra, può sembrare oggi irriverente quando in quel che resta della sinistra italiana, Berlinguer è considerato come Padre Pio dai cattolici, e ce ne scusino. Tuttavia questo permetterà di cogliere quanto quel partito fosse infeudato da quel “culto della personalità” che nel giro di tre anni improvvisamente scoprirà. La critica complessiva dello stalinismo non arrivò mai, e mai avrebbe potuto giungere da quelle sponde politiche, e forse per questo tutto quel modo sta sparando senza lasciar grande traccia, inghoittendosi però anche quel patrimonio di lotte che attraversò anche milioni di attivisti del Pci.

Si tratta del discorso pronuciato dall’allora Segretario generale della Federazione Giovanile Comunista Italiana alla seduta plenaria di commemorazione della morte di Stalin (avvenuta il 5 marzo 1953) nel corso del XIII Congresso Nazionale della FGCI stessa, svoltosi a Ferrara dal 4 all’8 marzo

So bene che non può oggi che apparire povera, scarna, inadeguata ogni parola che voglia esprimere il tumulto di questo sentimento di dolore immenso che sentiamo stringere il nostro cuore, questa emozione profonda che, oggi più che mai, ai popoli, ai giovani dell’Unione Sovietica accomuna i popoli, i giovani di tutto il mondo, il nostro popolo, la nostra gioventù comunista, tutta la gioventù italiana. Se piangono oggi i cuori dei più vecchi combattenti, temprati a tutte le battaglie e a tutte le sofferenze, rotti a tutte le traversie e a tutte le tempeste della vita, come esprimere la commozione profonda che colpisce noi che siamo ancor giovani, noi che dal primo giorno in cui abbiamo cominciato a pensare e ad agire come combattenti della grande causa proletaria, abbiamo sentito in Stalin, il capo e il maestro che ci ha guidato e che sembrava dovesse guidarci in ogni momento, in ogni tappa del nostro lavoro e della lotta nostra, il compagno, l’amico, il fratello, il padre che ci ha accompagnato in questi anni che sembrava dovesse sempre accompagnarci e starci vicino col suo pensiero, col suo consiglio, col suo amore premuroso, di questo grande fra i grandi della storia umana che è stato per noi giovani la fiamma ardente che ha riscaldato il nostro animo con la luce della verità, della giustizia, della fede? No, compagni, queste parole, non esistono.

Non esistono le parole che possono esprimere quel che noi sentiamo di avere perduto, tanto ci eravamo abituati a sentirlo, quasi a vederlo vicino a noi, come parte insostituibile di noi stessi, come speranza e certezza nel nostro domani. La gioventù dell’Unione Sovietica, la gioventù di tutto il mondo, la gioventù della nostra Italia hanno perduto il loro più grande e vero amico, il loro capo, il loro educatore, il loro maestro di vita.

Stalin, il più geniale continuatore dell’opera e del pensiero del grande Lenin, il Lenin dei nostri giorni, colui che, insieme con Lenin, è stato l’artefice della più grande rivoluzione della storia dell’umanità, della sola rivoluzione che abbia portato al vertice del potere le classi dei proletari, degli umili, dei diseredati, non è più. È scomparso l’uomo che, per primo nella storia, ha saputo costruire una società di uomini liberi ed eguali, l’edificio maestoso e immortale della civiltà del lavoro, il socialismo; l’uomo che ha aperto alle giovani generazioni della sua grande Patria il cammino dell’avvenire, le strade di una vita felice e di una piena affermazione della loro personalità in tutti i campi della vita sociale; l’uomo che ha saputo formare e forgiare un giovane nuovo, una fgura di uomo nuovo quale mai la storia ha conosciuto: l’uomo felice, il giovane eroe della vita socialista, il giovane libero dell’epoca staliniana. È scomparso il grande architetto delle leggendarie battaglie contro il fascismo, per la libertà dei popoli, colui che ha saputo suscitare ed organizzare in forza invincibile il magnifico eroismo dei suoi popoli, il patriottismo generoso della sua gioventù, l’uomo al quale hanno guardato come una guida sicura e gloriosa tutti i popoli che combattevano contro il fascismo, l’uomo al quale hanno guardato in ogni istante i nostri eroici giovani partigiani che egli ha ispirato alla lotta per la libertà, per l’onore, per l’indipendenza della nostra Patria. È scomparso il grande architetto del comunismo, l’infaticabile difensore e assertore della pace e dell’amicizia fra i popoli, il gigante nel quale abbiamo riposto sempre ogni speranza nel nostro avvenire, la certezza nella vittoria del socialismo in tutto il mondo. Stalin non è più tra noi: il suo cuore generoso ha cessato di battere, ha cessato di pensare la sua mente geniale. Ma noi sappiamo che mai come oggi ha sventolato alta ed invitta la bandiera che egli ha portato così avanti; noi sappiamo che ci resta la grande opera sua; noi sappiamo che vivo è oggi e immortale resterà l’insegnamento che egli ci ha lasciato con tutta la sua vita, con tutto il suo pensiero, con tutte le sue opere. Vivono e continueranno ad ispirarci come un faro, oggi che egli non è più con noi, i suoi luminosi insegnamenti.

Questi insegnamenti vivono e vivranno nella potente sua Patria, nel paese del socialismo vittorioso e del comunismo che avanza, vivono nel glorioso e invincibile Partito Comunita che egli ha guidato e temprato, in questo Partito al quale noi guardiamo con fiducia incrollabile perché esso è diretto dai discepoli fedeli di Stalin, da capi provati in mille e mille vittoriose battaglie. I suoi insegnamenti vivono e vivranno in ciò che egli ha educato con più cura e amore, nella giovane generazione della Terra dei Soviet, in questa gioventù che ‒ come egli soleva dire ‒ «è la nostra speranza», «destinata a portare la nostra bandiera alla vittoria finale».

La sua opera e i suoi insegnamenti vivono e vivranno nel grande fronte dei paesi democratici e socialisti, dalla Cina alla Cecoslovacchia, dalla Corea all’Ungheria, vivono e vivranno nel cuore e nella mente dei lavoratori, dei patriotti, dei partigiani della pace di tutto il mondo. I suoi insegnamenti vivono e vivranno nel nostro grande ed eroico Partito Comunista Italiano, nel partito che Togliatti, amico e discepolo di Stalin, ha temprato e reso grande alla scuola del partito di Lenin e di Stalin, vivono e vivrano nella nostra fiera ed intrepida gioventù comunista. Stalin ci ha insegnato ad amare il popolo, ad amare sopra ogni altra cosa al mondo la causa dell’elevazione e della felicità degli oppressi, degli sfruttati, degli umili, degli offesi, dei diseredati, la causa di un avvenire radioso della gioventù. Egli ha amato e servito il suo popolo con tutto il suo grande cuore generoso. Egli ha servito la causa della gioventù e dei popoli di tutto il mondo che ha amato come il suo stesso popolo. Stalin ci ha insegnato ad amare e difendere con tutte le nostre forze la causa della pace e della fratellanza dei popoli, a non risparmiare nessuno sforzo, nessun sacrificio nel difendere questo bene supremo dell’umanità, questo bene da cui dipende la vita e l’avvenire della gioventù. Difendendo la pace, egli ha difeso l’esistenza, la vita di milioni di giovani dal massacro barbaro della guerra, ha garantito il loro avvenire. Stalin ci ha additato il cammino del vero patriottismo. Egli è stato davvero il più grande patriotta dei nostri tempi: egli che ha saputo guidare un popolo di 180 milioni di uomini e di donne a liberarsi dalle catene della schiavitù, da sofferenze, miserie e piaghe secolari, a costruirsi una vita felice; egli che ha fatto della Russia il paese più potente più progredito, più civile e più amato tra tutti i paesi del mondo; Stalin ci ha insegnato che spetta ai comunisti raccogliere e levare in alto la bandiera della libertà, dell’indipendenza, dell’onore, della patria. Il nostro impegno Egli ci ha additato la via dello sforzo e della tenacia: dello sforzo e della tenacia nel lavoro e nella lotta, dello sforzo e della tenacia nello studio per migliorare noi stessi, per arricchire la nostra intelligenza e il nostro pensiero, per rendere più certa la nostra speranza con lo studio delle opere che ci hanno lasciato i grandi maestri di quella dottrina marxista-leninista che ha illuminato negli ultimi 100 anni ogni battaglia, ogni conquista, ogni vittoria dei lavoratori di tutto il mondo. Noi giovani comunisti italiani prendiamo oggi impegno sacro e solenne di essere fedeli fino all’ultimo agli insegnamenti che il caro e grande Stalin ci ha lasciato. Noi giuriamo di dedicare ogni scintilla della nostra energia alla grande causa per cui Stalin ha vissuto, ha combattuto, ha vinto. Niente è più bello e più nobile che essere dei combattenti della causa immortale di Stalin, della causa del riscatto, della libertà e della felicità dei lavoratori. 4 Noi prendiamo l’impegno di lavorare e di lottare con tutte le nostre forze per la causa della pace e della fratellanza fra i popoli, per l’indipendenza e per l’onore della nostra cara patria. Noi prendiamo l’impegno di rafforzare in tutti i modi l’amicizia fraterna e infrangibile tra la gioventù sovietica e la gioventù italiana affinché non sia più a nessuno possibile gettare il germe della discordia e della guerra tra i popoli fratelli dell’Italia e dell’Unione Sovietica. Noi prendiamo l’impegno solenne di amare il nostro popolo e di essergli sempre fedeli, di lottare, a fianco dei lavoratori italiani, per il benessere, per l’avvenire delle giovani generazioni; di essere vicini a tutti i giovani che lavorano, che sono oppressi e sfruttati, per aiutarli ad organizzarsi ed a combattere per il loro riscatto, per il rinnovamento della nostra Italia nella pace e nel socialismo. Noi prendiamo l’impegno solenne di studiare senza soste le opere dei grandi maestri del socialismo, il pensiero immortale di Marx, di Engels, di Lenin e di Stalin. Noi prendiamo l’impegno solenne di coltivare ed educare in noi quelle doti di coraggio, di spirito di sacrificio, di solidarietà proletaria che Stalin possedeva in grado così alto. Noi ci impegniamo ad amare ed a seguire il Partito comunista, il solo Partito che guida la gioventù alla conquista di un luminoso e felice avvenire. Noi prendiamo impegno solenne di fare sempre più forte e combattiva la nostra gloriosa organizzazione giovanile comunista affinché essa possa sempre meglio servire la causa dell’unità e dell’avvenire delle giovani generazioni, la causa dell’Italia e del Socialismo. Noi prendiamo l’impegno di organizzare nei prossimi giorni e nelle prossime settimane una grande leva per chiamare nuove migliaia di giovani e di ragazze a raccogliersi, come combattenti intrepidi, compatti e disciplinati sotto le bandiere del comunismo, nelle file della nostra organizzazione nel nome ed a gloria del compagno Stalin. Gloria eterna al grande e caro Stalin!

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