Il raffinato marxismo di Roman Rosdolsky

di Yurii Colombo

Quando Roman Rosdolsky muore a Detroit il 20 ottobre 1967 aveva appena finito di correggere le bozze di Genesi e struttura del Capitale di Marx un’opera a cui aveva lavorato per quasi vent’anni e che uscirà postuma l’anno successivo. Secondo Marcello Musto, quella di Rosdolsky “fu la prima, e anche la principale mai scritta, monografia dedicata ai Grundrisse. Tradotta in molti paesi, favorì la loro divulgazione e circolazione ed ebbe un notevole influsso su tutti i loro successivi interpreti.”

Anselm Jappe ha fatto notare inoltre che il carattere non meramente filologico della “Genesi” è da attribuire al fatto che prima dell’esplosione del ’68 “a differenza del marxismo tradizionale, Rosdolsky non vede nelle contraddizioni apparenti della realtà capitalista delle semplici mistificazioni, ma l’espressione di contraddizioni reali. Ciò è significativo per comprendere il feticismo della merce non come fenomeno che appartiene unicamente alla sfera della coscienza, ma come un fenomeno reale”.

Grazie a un erudito traduttore di Marx come Bruno Maffi la “Genesi” fu disponibile in italiano già nel 1970 diventando presto opera discussa sia a livello accademico sia all’interno del dibattito teorico dell’estrema sinistra (si pensi al seminale Marx oltre Marx di Toni Negri o a L’Ape e il comunista delle Brigate Rosse).

Malgrado lo straordinario impatto che la “Genesi” avrà per la divulgazione dei Grundrisse, la biografia del marxista ucraino è rimasta poco conosciuta fino ad oggi e solo quest’anno in Germania è stata pubblicata un’ampia biografia (Rosdolsky-Kreis, Mit permanenten Grüssen).

Rosdolsky nacque a Lviv nel 1898 nella parte occidentale dell’Ucraina sotto il dominio austroungarico. La sua famiglia faceva parte dell’intelligencija cittadina e il padre era un famoso etnografo. Roman, iniziò a militare nei circoli socialisti già al liceo e poi dopo l’Ottobre, aderì al movimento comunista, di cui sarà uno dei fondatori nell’Ucraina occidentale.Tuttavia la sua adesione al marxismo restò eterodossa e fortemente segnata dal nazionalismo ucraino. Alla metà degli anni ’20 ruppe con il movimento comunista ufficiale e aderì all’opposizione trotskista, di cui condivideva l’analisi della “rivoluzione permanente”: “Come membro di un popolo “senza storia” che aveva solo classe capitalista rudimentale, non potevo sperare nell’instaurazione di uno Stato borghese ucraino. D’altro canto l’irrisolta questione contadina e l’oppressione nazionale creava un terreno favorevole per il rapido sviluppo delle idee del socialismo rivoluzionario” affermerà in seguito. Il suo interesse per la questione ucraina non scemerà mai. Negli anni ’30, su questa tema, scrive l’importante studio La comunità di villaggio nella Galizia Orientale e la sua dissoluzione.

Dalla fine degli anni ’20 vive prevalentemente a Vienna dove completa la sua tesi di dottorato su Friedrich Engels e il problema dei popoli senza storia in cui critica la tesi del “Generale” secondo cui i popoli slavi erano intimamente reazionari e incapaci di giungere all’indipendenza. Un’opera che il crollo dei regimi dell’est e la rinascita dei nazionalismi è stata riportata alla ribalta e pubblicata in molti paesi (in Italia per i tipi della Graphos nel 2005).

Sono anni particolarmente intensi quelli di Vienna per Rosdolsky. Dal 1926, collabora con il “Marx-Engels Institute” di Mosca fino a quando David Rjazanov viene estromesso dall’incarico. Partecipa con entusiasmo all’esperienza della “Vienna Rossa” e conosce Emily Meder che sarà la compagna di una vita. Dopo l’Anschluss viene espulso dall’Austria e torna a Lviv. Tuttavia con la spartizione della Polonia seguita al patto Ribentropp-Molotov, la Galizia finisce sotto il controllo sovietico, e Rosdolsky temendo di essere arrestato come trotskista, fugge a Cracovia. Qui inizia a conoscere l’altra metà della “mezzanotte del secolo”: i bambini dell’orfanotrofio ebraico dello stabile adiacente a quello in cui vive con la moglie, vengono deportati nel ghetto dalle truppe tedesche. Dal quel giorno, scriverà in una sua memoria, sentirà l’intensa mancanza delle “abitudini di quegli orfani ebrei che avevo iniziato a osservare con curiosità e del suono poco familiare dell’yiddish”. Nel 1942 Rosdolsky viene arrestato a Vienna e passerà il resto del periodo bellico nei lager di Auschwitz, Ravensbrück e Oranienburg lavorandovi come carpentiere.

Nel 1947 decide di lasciare l’Austria per gli Stati Uniti nel timore di essere sequestrato dalla GPU e spedito – come altri suoi compagni –  nei GULag sovietici.

Rosdolsky non si integrerà mai nella società americana. In piena era maccartista non riesce a ottenere nessuna cattedra e finirà per svolgere per il resto della vita l’attività di libero ricercatore. Oltre a lavorare alla “Genesi”, approfondirà lo studio della politica leninista, e in particolare del “disfattismo rivoluzionario”. Abbandonata la politica attiva – della IV Internazionale non condivideva caratterizzazione sociale dell’URSS – le difficoltà economiche portarono lo studioso ucraino ad isolarsi e a lunghe pause nelle sue ricerche. “La tua depressione non mi è estranea” gli confesserà in una lettera Paul Mattick.

In quegli anni Rosdolsky manterrà uno scambio epistolare anche con altri eretici del movimento comunista come Karl Korsch, Paul Frölich, Isaac Deutscher e Ernest Mandel, il quale gli dedicherà il suo studio sul tardo-capitalismo. Quest’ultimo, in un omaggio all’amico ricorderà come egli “prima di morire assistette con grande gioia a due avvenimenti che confermavano la sua piena fiducia nella vittoria finale delle idee di Lenin e Trotsky… la riapparizione di una opposizione comunista di sinistra in Polonia cristallizzata nella “Lettera aperta“ di Modzelevsky e Kuron e il carattere di massa che assunse la rivolta studentesca contro la guerra in Vietnam”.

Dopo la morte, sua moglie Emily, tornerà in Europa dove parteciperà in prima fila ai movimenti sociali degli anni ’70 e in primo luogo quello femminista.

Apparso per la prima volta su Il Manifesto nell’ottobre 2017

Genesi e struttura del Capitale – download pdf