Russia: verso una nuova mobilitazione?

Apparso per la prima volta su “I Naufraghi” il 7.7.2026

Negli scorsi giorni Dmitry Peskov, portavoce ufficiale di Putin, ha sottolineato come ormai non si possa più parlare di “Operazione Militare Speciale” in Ucraina, ma di vera e propria guerra. L’ironia su questa dichiarazione si potrebbe sprecare, ma non quando si parla del Cremlino che è abituato burocraticamente a definire ogni passaggio politico in cui è coinvolto con minuziosa precisione. I più avvertiti hanno subito pensato a ciò che – da sussurro e chiacchiericcio – è diventata una vera e propria ipotesi nelle ultime settimane: Putin si sta preparando a una nuova mobilitazione?

L’unica mobilitazione parziale in Russia è avvenuta nel settembre del 2022. Da allora forme di mobilitazione “coperta” o “informale” si sono avute soprattutto in Siberia, ma tutto sommato il ministero della Difesa ha sempre assicurato di poter garantire i 30-40 mila nuovi soldati a contratto ogni mese per tenere oleata la macchina bellica e garantire quella “lenta avanzata” di cui ha ancora parlato il Presidente russo a Trump nel loro ultimo colloquio telefonico.

Secondo i media online che fanno riferimento alla opposizione russa, la preparazione di nuovi contingenti di riservisti sarebbe già avanzata. Secondo Olesya Gerasimenko, che scrive sull’anti-governativo “Verstka”, “fonti vicine all’amministrazione presidenziale affermano che la mobilitazione è oggetto di discussione a tutti i livelli delle strutture di potere, ma che Putin non ha ancora preso una decisione definitiva. Un altro interlocutore, responsabile del reclutamento per la guerra in una delle società statali russe, afferma che in Russia sono in corso “già da diversi mesi” i preparativi “per ciò che non verrà mai definita mobilitazione”. 

La possibilità che la mobilitazione possa iniziare a ottobre era stata già evocata in precedenza anche dagli attivisti per i diritti umani che assistono i renitenti alla leva russi. Gli attivisti avevano richiamato l’attenzione sulla distribuzione massiccia, in diverse regioni, di ordini di mobilitazione ai cittadini russi. Questo documento specifica cosa deve fare una persona se viene chiamata alle armi e dove deve presentarsi. Gerasimenko inoltre ritiene che ciò sia legato alla necessità di disporre di un registro aggiornato dei mobilitati, per evitare che si ripeta quanto accaduto durante la prima ondata di mobilitazione, quando nei comandi militari la confusione e il pressapochismo regnarono sovrani.

La scorsa settimana la Russia ha chiuso i valichi ferroviari con la Finlandia, l’Estonia e la Lettonia. Mosca non ha spiegato i motivi di questa decisione né ha precisato quando le restrizioni potrebbero essere revocate. La notizia della chiusura è emersa sullo sfondo dell’espansione da parte della Russia delle infrastrutture militari lungo il confine con la NATO. Una recente inchiesta congiunta dell’emittente televisiva svedese SVT e di quella norvegese NRK ha confermato che la Russia sta costruendo nuove caserme, depositi di munizioni e strutture logistiche in prossimità dei confini con la Finlandia, la Norvegia e i Paesi baltici. Secondo i dati dell’inchiesta, dopo l’attenuarsi dell’intensità del conflitto in Ucraina, Mosca prevede di schierare in quella zona fino a 115 mila militari.

Esaminata da questo punto di vista la possibile mobilitazione d’autunno avrebbe persino prospettive più ampie di quelle dell’accelerazione del confronto in Ucraina, e farebbe il paio con le ultime velate minacce alla Polonia. 

Ma non si tratterebbe comunque di una scelta né facile né indolore. I costi di una mobilitazione sarebbero enormi sia in chiave di logistica che di posti “vivi” dei soldati a cui dovrebbero essere comunque garantiti diversi benefit per sé e le proprie famiglie (che si calcolano almeno in 100.000 euro complessivi per ognuno). 

Inoltre gli ufficiali esperti, che combattono sul territorio ucraino dal 2022 e con cui abbiamo parlato, sono comunque scettici riguardo alla formazione di nuove reclute: ritengono che in 2-3 mesi sia impossibile insegnare qualcosa a una persona. Allo stesso tempo, però, lamentano la carenza di effettivi al fronte. Dicono che le risorse umane sono praticamente “esaurite” e che la qualità dei soldati a contratto che arrivano ora lascia molto a desiderare. Che si tratta ormai solamente di persone provenienti dai penitenziari, o di malati gravi, a volte senzatetto, a volte affetti da alcolismo e tossicodipendenza. E, di conseguenza, non ne vengono fuori dei militari o degli assaltatori molto validi. 

A Mosca si soppesano vantaggi e svantaggi di questa mossa guardando anche all’Europa. Il 2027 sarà anno di elezioni in Francia e in Germania e il governo tedesco scricchiola davanti all’avanzata dell’estrema destra. In tutti i Paesi dell’Europa Occidentale il malcontento per il finanziamento finora garantito alla difesa Ucraina è ampio e Putin potrebbe voler mettere in difficoltà le leadership della UE con una mossa spiazzante. 

Difficile dire quanti potrebbero essere i nuovi mobilitati. “Meduza” calcola che potrebbero essere circa 300.000, come la scorsa volta. Da rastrellare ancora una volta nelle regioni più povere e lontane dalla capitale. 

Putin è consapevole dei rischi e conosce a sufficienza la storia del suo Paese: i coscritti russi scontenti svolsero un ruolo importante nei disordini che portarono alla caduta del regime zarista nel 1917. Inoltre, vide con i propri occhi come il malcontento per le perdite subite dai coscritti sovietici in Afghanistan negli anni ’80 accelerò il crollo dell’URSS.

In termini generali, se oggi l’Ucraina ha un vantaggio relativo nella guerra dei droni, la Russia lo ha sul campo di battaglia: però far esaurire quest’ultimo relativo vantaggio potrebbe avere ricadute disastrose. 

Se la Russia non terrà il punto in termini di “forze vive”, l’invasione si trasformerà in un bagno di sangue. 

Il dubbio che rende insonni le notti ai governanti russi è se la mobilitazione sia in grado di garantire la vittoria alla Russia. La chiamata alle armi di ulteriori truppe prolungherà le operazioni belliche e aumenterà senza dubbio il numero delle vittime. Ciò potrebbe andare bene a Putin, che spera di resistere fino a quando non cesserà il sostegno occidentale all’Ucraina. Tuttavia, il semplice aumento del numero delle truppe non sarà la panacea di tutti i mali.

Probabilmente per sapere cosa succederà bisognerà attendere le elezioni della Duma di Stato (il parlamento federale) in programma alla metà di settembre. Prima di allora, malgrado il voto sia ampiamente pilotato, difficilmente si vorrà far registrare un qualche malcontento nelle urne seppure in veste di astensionismo, che necessiterebbe comunque un ricorso massiccio alle frodi nel voto elettronico.

Sfogliando la margherita, Putin passerà come da tradizione buona parte dell’estate sul Mar Nero cercando di mettere insieme un puzzle a cui sembrano mancare sin troppi pezzi. 


Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *