La Russia sarà il futuro Pakistan

Se atterrate a Mosca senza esserci stati dall’inizio della guerra vedrete un parco automobili totalmente diverso da quello di 4 anni fa. Si sono ridotte e di molto le macchine europee e circolano tantissime auto cinesi di cui spesso non conosciamo neppure il nome. Persino i funzionari governativi che adoravano AUDI e BMW per ragioni propagandistiche si vedono costretti a circolare sempre di più con auto Made in China.

I numeri più in generale degli interscambi confermano questo colpo d’occhio. Quando Xi Jinping si recò a Mosca nel 2013, l’Europa era il principale partner economico di Mosca. La quota della Cina rappresentava circa il 10% del volume totale del commercio estero della Russia. Attualmente questa cifra è pari a quasi il 40%.

Oggi la Cina rappresenta circa un terzo dei proventi da esportazione della Russia. La quota della Russia nel commercio estero cinese, invece, è inferiore al 4%. E la situazione attuale soddisfa pienamente Pechino. Pertanto, le autorità locali non sono ancora interessate ad assumersi ulteriori impegni per la costruzione di un nuovo gasdotto, aumentando così la propria dipendenza dalla Russia.

La recente visita di Putin in Cina non ha fatto altro che confermare questo nuovo equilibrio. Il presidente russo si è recato a Pechino con un unico obiettivo: concludere l’accordo per la costruzione del gasdotto «Potenza della Siberia – 2», di cui Mosca ha un disperato bisogno. A tal fine, il capo di «Gazprom» Alexey Miller ha fatto parte della delegazione russa in visita in Cina, ma i comunisti cinesi non hanno firmato.

I funzionari cinesi hanno fatto capire allo Zar che firmeranno l’accordo solo se la Russia venderà loro il gas allo stesso prezzo praticato sul mercato interno (cioè inferiore a quello di mercato). Pechino si rifiuta di proseguire i negoziati finché Mosca non accetterà queste condizioni, afferma il Wall Street Journal.

Il maoismo demaostizzato si sta prendendo la rivincita sul soviettismo deseovietizzato: negli anni ’60, quando l’Unione Sovietica trattava la Cina nient’altro che come un «fratello minore», oggi succede il contrario.

Quella politica fu forse miope e portò infine al crollo di quell’alleanza. Per questo motivo, oggi Xi cerca di trattare Putin con rispetto in pubblico, anche quando cerca di ottenere concessioni in privato.

«La lezione che si può trarre da queste relazioni è che non si può sfruttare la propria posizione di partner più forte per umiliare il partner più debole», commenta Sergej Radchenko, storico e professore presso il Centro Henry Kissinger dell’Università Johns Hopkins.

Ma questa partnership ha fondamenta fragili. La Russia e la Cina sono unite da una comune avversione verso l’ordine mondiale guidato dagli Stati Uniti, piuttosto che da valori e cultura condivisi.

Sebbene il volume degli scambi commerciali tra i due paesi sia raddoppiato, la maggior parte di questa crescita si è concentrata nei primi anni dopo l’inizio della guerra.. Allo stesso tempo, le merci che hanno invaso la Russia si sono rivelate più economiche e spesso di qualità superiore rispetto a quelle dei produttori locali. Nel futuro difficilmente per tornare all’esempio iniziale i produttori europei di auto torneranno in forze nel mercato russo senza irritare la Cina e ciò dimostra quanto sia illusoria l’idea di una ripartenza tra Vecchio Continente e Russia semplicemente basata sul ritorno all’acquisto di gas e petrolio.

«È meglio aspettare ancora un po’, finché la situazione economica in Russia non peggiorerà ulteriormente, finché il Paese non si ritroverà in ginocchio e sarà pronto ad accettare condizioni vantaggiose per la Cina», così descrive l’approccio della Repubblica Popolare Cinese ai negoziati Alexander Gabuev, direttore del Centro Carnegie di Berlino per lo studio della Russia e dell’Eurasia.

Questa strategia ha già funzionato una volta. I negoziati sul primo gasdotto «Potenza della Siberia» sono durati 15 anni, ma le parti sono riuscite a concordare i termini solo nel maggio 2014 Ciò è avvenuto due mesi dopo l’annessione della Crimea, che ha messo a rischio l’accesso di Mosca ai finanziamenti europei. All’epoca Pechino riuscì a ottenere condizioni più vantaggiose per le forniture di gas.

Un altro motivo di accese discussioni tra Mosca e Pechino è il rafforzamento della cooperazione militare tra la Russia e la Corea del Nord. Per molto tempo la Cina ha ritenuto che la Corea del Nord rientrasse nella sua sfera d’influenza.

Qualsiasi trasferimento di tecnologie militari da parte della Russia a Pyongyang ne rafforzerà il potenziale militare. Ciò porterà inevitabilmente a un avvicinamento della Corea del Sud e del Giappone agli Stati Uniti, modificando l’equilibrio di potere nella regione e minando i tentativi di Pechino di attirare Seul nella propria sfera d’influenza.

L’attuale strategia a lungo termine della Cina nei confronti della Russia consiste nel tessere discretamente legami con funzionari ed élite, senza limitarsi al solo Putin. Pechino intende collaborare con coloro che daranno forma al Paese dopo la sua uscita di scena. Secondo la Cina, i sentimenti anti-occidentali in Russia persisteranno a lungo e sopravviveranno all’uomo che li ha alimentati. Dunque la Russia non sarà costretta solo a giocare il ruolo dello junior partner ma di diventare la punta di una futura lancia anti europea.

«La Cina ha davvero ottime possibilità di trasformare la Russia in una sorta di Laos gigante, un Pakistan gigante. In un Paese molto più dipendente dalla Cina, molto più strettamente legato alla Cina, molto più orientato verso la Cina come modello di sviluppo e fonte di modernità», conclude Alexander Gabuev.

Se anche l’Europa non riuscirà a sottrarsi dall’eterna amicizia con gli Usa il multipolarismo sognato dai tardostalinisti di casa nostra assomiglierà sempre di più al vecchio bipolarismo.


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