Cosa prepara la repressione contro Yabloko?

Il 17 agosto, il Tribunale della città di Pskov ha condannato Lev Shlosberg, giornalista e vicepresidente del partito Yabloko, a 11 anni e un mese in una colonia penale. È stato perseguito ai sensi dell’articolo 280.3(1) del Codice penale russo per «ripetuta diffamazione delle Forze Armate russe» e dell’articolo 207.3(2)(d) per «diffusione di informazioni deliberatamente false sulle Forze Armate russe». Le accuse sono legate alla sua partecipazione a un dibattito online sulla guerra contro l’Ucraina e alla condivisione sui social media di una pubblicazione che riportava la prima pagina del “Daily Mirror” con Vladimir Putin e una donna ucraina ricoperta di sangue. Il processo a Lev Shlosberg si è concluso in un clima di crescente pressione su Yabloko. Il 10 agosto, la Corte Suprema russa ha vietato al partito di partecipare alle prossime elezioni della Duma di Stato. Yabloko ha presentato ricorso contro la decisione e, il 17 agosto, giorno dell’udienza di appello, almeno 30 dei suoi sostenitori sono stati fermati davanti alla Corte Suprema a Mosca.

Marie Struthers, direttrice di Amnesty International per l’Europa orientale e l’Asia centrale, ha dichiarato:

«Solo per aver partecipato a un dibattito contro la guerra e aver condiviso un post sui social media, Lev Shlosberg rischia più di 11 anni dietro le sbarre. Il suo processo e la sua condanna arbitrari costituiscono palesi rappresaglie per aver esercitato il suo diritto alla libertà di espressione nel chiedere la pace.

«L’esclusione del partito Yabloko dalle elezioni della Duma di Stato di settembre è un’ulteriore prova del fatto che il pluralismo politico e l’espressione contro la guerra non hanno spazio nella Russia di oggi.

«Le autorità russe devono rilasciare immediatamente e incondizionatamente Lev Shlosberg e annullare la sua condanna. Devono abrogare la legislazione che criminalizza l’espressione pacifica contro la guerra, porre fine alla persecuzione dei membri e dei sostenitori di Yabloko e rispettare i diritti alla libertà di espressione, di associazione, di riunione pacifica e di partecipazione politica per tutti i russi.»

Nella sua dichiarazione finale durante il processo, Lev Shlosberg ha descritto come “migliaia e migliaia” di persone siano state prese di mira in Russia a causa delle loro convinzioni “pacifiche, non violente e umanistiche”. Ha concluso: “In realtà, in quest’aula di tribunale io rappresento la Federazione Russa, che è stata rinchiusa in una gabbia e che vogliono costringere al silenzio”.

In Russia non esiste né libertà di associazione o di organizzazione sindacale e politica. Il sistema politico parlamentare è composto da cinque partiti, quattro dei quali rappresentano i satelliti del sistema solare centrale di “Russia Unita”. La quale senza fallo ha ottenuto dal 2000 in poi la maggioranza assoluta dei seggiin Parlamento.  Il Presidente ha inoltre vasti poteri che gli danno la possibilità di dimissionare e nominare ministri, governatori e deputati. Tutte le scelte di politica interna e internazionale possono essere assunte senza passare per la Duma.

Yabloko, rappresentava l’ultima forza politica in Russia, che con toni moderati, richiamava la necessità della tregua, della pace e della libertà politica. Cosa prepara tutto ciò? Una nuova mobilitazione? Nuovi fronti di guerra? 

In una simile situazione un mutamento del sistema politico interno può avvenire solo per via rivoluzionaria ed è compito dei russi realizzare questo obbiettivo. Anche se i democratici e i socialisti in tutto il mondo devono favorire e aiutare nelle loro possibilità questa soluzione.


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