L’economia russa non è destinata a crollare malgrado il boom della “permamente war economy” sia ormai solo un ricordo, ma l’ansia per le prospettive resta.
Una settimana fa il Ministero delle Finanze ha dichiarato che il notevole disavanzo è dovuto al finanziamento anticipato delle spese. Il volume complessivo delle spese nel primo semestre è stato pari a 28,5 trilioni di rubli, il 14,5% in più rispetto al dato del 2025.
Il disavanzo di bilancio della Russia nel periodo gennaio-luglio è stato pari a 6,45 trilioni di rubli, ha comunicato l’ufficio stampa del Ministero. Su base annua si tratterebbe di un dato superiore al 3% del rapporto con il Budget federale. Un dato sicuramente allarmante per Putin che però può contare su valori assoluti del deficit ancora molto limitati. Il rapporto tra debito e Pil restano intorno al 20%, uno dei più bassi del mondo.
Nel dettaglio le entrate non legate al petrolio e al gas del bilancio federale sono state pari a 17,5 trilioni di rubli, con un aumento del 18,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le entrate legate al petrolio e al gas sono state pari a quasi 4,6 trilioni di rubli, il 16,8% in meno rispetto al dato del 2025. Nel periodo in esame, il gettito derivante dal settore petrolifero e del gas ha superato il proprio valore di riferimento.
A giugno il capo dello Stato ha dichiarato che la Russia ha deliberatamente optato per un rallentamento dell’economia. «Beh, si tratta di misure deliberate. Non vogliamo che l’inflazione, o l’iperinflazione, raggiunga livelli vicini al 60–70%, come in alcuni paesi. Stiamo lottando per la salute dell’economia russa nel suo complesso», ha affermato il presidente. Secondo i dati ufficiali nel secondo nel secondo trimestre l’economia russa è tornata a crescere (+1,3) e il trend dovrebbe attestare alla fine dell’anno una crescita tra lo 0,4% e l’1%.
A tenere in ansia però i mercati russi restano la tradizionale volatilità del rublo e i tassi d’interesse al 14% a fronte di un’inflazione superiore al 5%.
Paradossalmente solo al fine della guerra potrebbe mettere in difficoltà la variante di capitalismo di Stato che si è imposta dal 2022 in poi.
In questo quadro vanno valute con seriamente le valutazioni di Andrey Klepach, economista in cui sostiene l’impossibilità di una vittoria della Russia in una «guerra di logoramento» economica e che gli sarebbero costate il licenziamento dal colosso statale russo.
Un portavoce della società statale ha confermato a «Vedomosti» che Andrei Klepach ha lasciato la carica di capo economista di VEB.RF (ex Vnešeconombank e oggi la principale società statale e banca di sviluppo economica della Federazione Russa). L’interlocutore del quotidiano non ha voluto commentare i motivi del licenziamento.
Un conoscente di Klepach ha dichiarato a «Vedomosti» che l’uscita dell’economista dalla VEB «è legata alle sue valutazioni personali molto critiche sugli sviluppi economici e politici del Paese, che non possono in alcun modo coincidere con la posizione della società statale».
L’altro ieri, la testata The Moscow Times aveva richiamato l’attenzione sul rapporto di Klepach presentato durante la riunione del Club Nikitsky della Borsa di Mosca, tenutasi alla fine di maggio 2026. In quell’occasione Klepach aveva osservato che l’economia ucraina, «nonostante tutto, sopravvive». «Pertanto, in questa guerra di logoramento non vinceremo la competizione. Abbiamo l’illusione che lì [in Ucraina] tutto crollerà. Non è crollato e non crollerà. I nostri costi stanno aumentando», — ha affermato. Klepach ha inoltre espresso l’opinione che la Russia stia perdendo «sia la competizione tecnologica che quella economica a livello mondiale», e «non solo contro la Cina e gli Stati Uniti», ma anche «in qualche modo» contro l’Ucraina».
Il 67enne Andrei Klepach ha ricoperto il ruolo di capo economista della VEB per 12 anni, mentre in precedenza aveva lavorato per 10 anni presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Alexandra Prokopenko, ricercatrice senior presso il Carnegie Berlin Center, sottolinea che Klepach «non ha mai avuto paura di difendere le proprie opinioni. Vale la pena ricordare i suoi scontri pubblici con Aleksej Ulyukaev nel 2011 e le sue dimissioni dal Ministero dello Sviluppo Economico, dove Klepach era responsabile delle previsioni macroeconomiche, quando Ulyukaev divenne ministro».