Apparso per la prima volta su “I Naufraghi” il 2 ottobre 2026.
Yurii Colombo
Secondo il Presidente ucraino, Volodymir Zelensky, “da quasi cinque anni i generali russi tentano di eseguire il folle ordine di Putin di conquistare le nostre terre orientali, la regione di Donetsk. E solo quest’anno, tra gennaio e agosto, l’esercito russo ha subìto perdite per 248.960 unità. Ventuno Paesi al mondo hanno una popolazione inferiore al numero di soldati russi persi in soli otto mesi. È una follia, eppure continuano ad andarci a morire, perché è questo che vuole Putin”. Così, dalla tribuna delle Nazioni Unite, Zelensky sostiene che, solo da inizio anno, Putin avrebbe perso 248 uomini per ogni chilometro quadrato effettivamente conquistato.
Secondo lo Stato Maggiore di Kiev, al 28 settembre 2026, la Russia dall’inizio della guerra avrebbe perso 1.531.060 militari (tra morti e feriti). I servizi segreti britannici, che lavorano a stretto contatto con quelli ucraini, confermano le stime di Kiev, aggiungendo di proprio che per ogni due feriti russi ci sarebbe un caduto: cioè circa 500.000 morti.
Da parte sua Donald Trump, nel chiedere ancora una volta che i capi di Stato dei due Paesi slavi si mettano al tavolo delle trattative (entro l’inverno, forse sperando che ciò possa avere un effetto sulle incombenti elezioni americane di “mid-term”), ha affermato anche che i caduti dei due eserciti nel mese di settembre sono stati complessivamente intorno alle 25 mila unità.
La Russia, invece, ha smesso da molto tempo di fornire dati anche solo sulle perdite ucraine; i dirigenti del Cremlino si limitano a sostenere che i decessi di soldati ucraini siano molto più ingenti di quelli russi. Seppur non ufficialmente, il ministero della Difesa russo ha più volte parlato di 1,5-1,7 milioni di perdite ucraine. I blogger militari russi (i cosiddetti milbloggers o canali “Z”), da parte loro, hanno un atteggiamento complesso e frammentato sul tema delle perdite. Non esiste del resto un “bollettino unico dei milbloggers”, poiché la censura del Cremlino e le leggi penali sulle “fake news contro l’esercito” impediscono loro di pubblicare tabelle riassuntive o dati numerici complessivi che contraddicano la linea ufficiale di Mosca.
Tuttavia, analizzando i canali Telegram dei propagandisti russi e i report dei blogger più influenti, emergono tre dinamiche fondamentali sulle perdite russe:
- L’ammissione indiretta di un tasso di perdite altissimo. Pur senza fare una somma totale, i milbloggers descrivono la realtà cruda del fronte, confermando spesso la violenza degli scontri denunciata dall’intelligence occidentale.
- L’aspettativa di vita al fronte: molti canali focalizzati sulla fanteria o sull’utilizzo dei droni hanno apertamente denunciato che in alcune aree calde del fronte (come il Donbass o la regione di Kursk), l’aspettativa di vita per i soldati russi inviati negli assalti frontali a ondate è scesa ad appena 20-35 minuti a causa della letale superiorità dei droni FPV ucraini.
- Le furiose critiche agli assalti “tritacarne” (Mjasnye Šturmy). I milbloggers usano regolarmente il termine “Mjasnye Šturmy” (“assalti tritacarne”) per condannare i comandanti russi che inviano ondate di fanteria leggera, spesso male addestrata, contro posizioni ucraine fortificate, senza adeguato supporto di artiglieria o copertura di mezzi corazzati. Essi denunciano regolarmente l’invio al macello di specialisti preziosi (come operatori di droni o tecnici radio) trasformati in fanteria d’assalto punitiva a causa della carenza di uomini.
Naturalmente anche lo Stato maggiore ucraino ha più di una timidezza nel parlare delle proprie perdite. Nelle sue ultime ammissioni ufficiali, Zelensky ha quantificato in circa 50.000-55.000 i soldati ucraini uccisi dall’inizio dell’invasione. Le stime governative ucraine indicano in circa 400.000 i feriti, a cui si aggiunge un alto numero di dispersi e prigionieri di guerra. Non solo i russi ma anche i “Think Tank” Occidentali ritengono che i dati ufficiali di Kiev siano fortemente sottostimati per ragioni politiche.
Per esempio il “Center for Strategic and International Studies” (che simpatizza apertamente per Kiev) stima che tra febbraio 2022 e la metà del 2026 l’Ucraina abbia subito tra le 525.000 e le 625.000 perdite totali (tra morti, feriti e dispersi), situando il numero effettivo dei decessi tra i 100.000 e i 140.000 soldati. L’intelligence Militare dei Paesi Bassi e della NATO ritengono, sulla stessa linea, che circa 500.000 siano le “perdite permanenti” per le forze di Kiev. Infine l’ex comandante supremo della NATO in Europa, Christopher Cavoli, ha stimato i soli ucraini uccisi a circa 150.000. Per stare alla più recente fase del conflitto dei report giornalistici basati su dati d’intelligence occidentali la violenta guerra di logoramento nel corso del 2026 ha portato l’Ucraina a subire una media di circa 27.000 perdite mensili.
Tuttavia le fonti Occidentali (e i dati storici sul campo) concordano sul fatto che, pur essendo altissime, le perdite ucraine sono decisamente inferiori a quelle russe. Si tratta di un dato credibile visto che attualmente la popolazione ucraina residente è un quinto di quella russa. Secondo il Center for Strategic and International Studies (CSIS), il rapporto di perdite sul campo oscilla tra 2:1 e 2,5:1 a favore dell’Ucraina.
Comunque li si vogliano vedere o interpretare i numeri restano sconvolgenti: se si credesse a ogni parte in conflitto si tratterebbe di 3 milioni di perdite complessive tra morti e feriti. Riuscire a “rigenerare il fronte” diventa compito improbo sia per i russi che per gli ucraini.
Non è un segreto che ultimamente gli ucraini hanno cercato di mobilitare con la forza in città come Odessa. È vero, allo stesso tempo, che la Russia per esempio sembra riuscire a mobilitare circa 25.000 nuovi uomini ogni mese ma solo una minoranza si reca al fronte vero e proprio e molti uomini vanno a svolgere il ruolo di riservisti e a lavorare nella logistica.
A fornire qualche elemento “oggettivo” in più sulle perdite russe ci ha pensato il portale di opposizione “MediaZone” in un’interessante inchiesta [anche in italiano, ndr] di qualche giorno fa. Secondo il sito russo, dei 300.000 mobilitati del settembre 2022 circa il 20% di essi avrebbe perso la vita. Il calcolo è stato fatto realizzando una proiezione su alcuni reparti su cui è stato possibile ottenere i dati del database dell’esercito “Russia 200”. Sulla base di questi dati sono stati selezionati 2.515 mobilitati. A luglio 2025 di questi 2.515 figuravano nel database ancora 1.363 persone. In 972 casi veniva riportata la dicitura “in mobilitazione”.
In ultima istanza “Media Zone” è riuscita a confermare la morte di 427 persone. Tuttavia, sulla base dei necrologi, ne sono state conteggiate e inserite nel database «Russia 200» solo 173. Un chiaro tentativo di nascondere una tragica realtà.
Quando i cannoni smetteranno di tuonare e i droni assassini smetteranno di volare nell’ex URSS, probabilmente la battaglia sul numero dei caduti dei campi opposti continuerà ancora a lungo. E non si possono escludere ulteriori amare sorprese.