In Russia c’è una Repubblica dove le donne vengono non solo perseguitate ma anche uccise senza pietà. Si tratta della Cecenia di quel Razman Kadyrov che governa da 18 anni la regione caucasica con la sharia alla mano, perseguitando oppositori e attivisti dei diritti umani.
L’ultimo, bestiale caso è recentissimo. Lunedì scorso la polizia armena ha fatto sapere che a Erevan è stato rinvenuto il corpo senza vita di una giovane donna. Una vera esecuzione, visto che l’autopsia parla di strangolamento. Si tratta della 23enne cecena Aishat Baimuradova, la cui scomparsa era stata denunciata tre giorni prima dagli attivisti per i diritti umani. Secondo la corrispondente di “Novaya Gazeta” Milana Ochirova, la giovane è caduta in una trappola mortale che le è stata tesa dagli uomini dei servizi speciali di Kadyrov. Era uscita di casa per incontrare una ragazza conosciuta su Instagram e non è più ritornata. Successivamente si è appreso che tra i follower di quella sua nuova ‘amica’ c’erano persone vicine al ras ceceno Kadyrov.
A quanto si apprende dalle corrispondenze della Ochirova, in passato la ragazza aveva sofferto molto a causa delle violenze sistematiche da parte del marito e, prima ancora, del padre. Era stata data in sposa in giovane età, il rapporto con il coniuge era stato da subito non idilliaco, anche se dalla coppia era nato un bambino. «Ci siamo preparati a lungo per il suo viaggio verso la libertà» ricorda un’attivista che si era occupata della fuga di Aishat in Armenia, da dove la giovane donna sperava di trasferirsi in Europa. Tuttavia, come è stato riferito, purtroppo i tempi burocratici di queste decisioni sono sempre molto lunghi. Anche la sua imprudenza ha giocato un ruolo: non immaginava di poter essere perseguitata anche all’estero. Dopo la fuga non si era nascosta, aveva continuato a utilizzare apertamente i social e aveva pubblicato foto con un nuovo look: capelli corti, pantaloni e spalle scoperte, abiti lontani dalle idee tradizionali su “come dovrebbe apparire una cecena”. Aveva iniziato a praticare sport attivamente e assomigliava sempre più all’eroina che, a giudicare dalle immagini del profilo, amava particolarmente: quella Ellie del gioco “The Last of Us”, una storia post apocalittica sulla sopravvivenza. Non solo. Aishat aveva intrapreso accese discussioni sui social media sia con i sostenitori di Kadyrov sia con coloro che insultavano altri fuggitivi dal Caucaso settentrionale.
A volte le discussioni si trasformavano in messaggi privati al vetriolo, dopodiché lei però pubblicava foto e dati personali dei suoi oppositori. Il 15 ottobre la giovane si era recata a un incontro con una sua nuova conoscenza di Instagram, una certa Karina, che le aveva raccontato di essere arrivata dal Daghestan. Un incontro che le è stato fatale. Come si è scoperto in seguito, la nuova conoscenza non era originaria del Caucaso settentrionale ma era stata più volte in Cecenia e tra i suoi follower aveva persone vicine a Kadyrov. Ad esempio Rubati Mitsaeva, diventata famosa durante le guerre russo-cecene per essersi opposta a Kadyrov, ma in seguito perdonata e rientrata a Grozny con tutti gli onori. Ovviamente di questa Karina non si sa più nulla. La polizia armena, che ha appena iniziato le indagini, sussurra alla stampa locale che la donna con tutta probabilità sarà già ripartita per la Russia con i suoi complici. Una “piccola storia ignobile”, per citare il titolo di una canzone di Francesco Guccini. La morte annunciata di una cittadina cecena che fuggiva da quella Federazione Russa in cui, secondo Putin, «persone di qualsiasi credo e opinione vivono pacificamente insieme».
“La Ragione” 23 ottobre 2025