Internazionalismo mercenario

Sono circa 5mila i cubani che in questo momento stanno combattendo a fianco della Russia contro l’Ucraina. E 39 di loro avrebbero già perso la vita in battaglia fra le file dei soldati di Putin. Dopo una prima denuncia di qualche giorno fa arrivata dal Dipartimento di Stato americano, c’è ora la conferma: la web tv russa di opposizione “Dozd” e alcuni blogger indipendenti hanno mostrato foto e video di soldati di Cuba al fronte. Ma se il governo Usa vuole usare la vicenda per reiterare le sanzioni contro il regime castrista, la presenza massiccia di militari dell’isola caraibica nelle file dell’esercito russo rappresenta un pericolo mortale per l’Ucraina in un momento in cui – da entrambe le parti – il reclutamento di forze fresche è diventato problematico.

L’“internazionalismo proletario”, che sembrava essere stato seppellito con il 1989 e il crollo del Muro di Berlino, rivive ora in una versione di pessimo gusto, come hanno già dimostrato i nordcoreani e dimostrano adesso gli arruolati cubani.

Valeria Egosina, giornalista del progetto “Scherm” di Radio Liberty, spiega che i militari dell’Avana entrano nell’esercito di Mosca per motivi diversi: «I mercenari che in un modo o nell’altro sono stati reclutati possono essere divisi in due categorie. La prima è costituita da persone che sono finite a combattere con l’inganno e la coercizione; la seconda è fatta da individui motivati soltanto dal denaro offerto per combattere in Ucraina». Sostiene ancora Egosina: «Possiamo affermare che all’inizio di quest’anno c’erano almeno 5mila mercenari cubani nell’esercito russo. Ritengo che questi numeri possano essere anche più alti, poiché i dati conosciuti si riferiscono soltanto ai militari che sono stati identificati. Sappiamo infatti che i reclutati potrebbero semplicemente non essere registrati oppure essere sfuggiti all’identificazione da parte di giornalisti, analisti e ricercatori. Nella nostra indagine ci siamo basati, in primo luogo, sull’analisi dei social media. Ci sono state poi fughe di notizie da parte di hacker moscoviti e sanpietroburghesi, che ci hanno permesso di identificarne altre centinaia». Nelle ultime settimane anche i servizi di sicurezza ucraini hanno avuto segnali di un aumento del reclutamento di mercenari cubani al fronte.

In un’indagine pubblicata nel febbraio scorso, proprio “Scherm” ha descritto il modo in cui i cubani arrivano in Russia. All’Avana operano reclutatori che invitano i maschi maggiorenni a lavorare nella Federazione Russa con un regolare contratto. Una volta a Mosca, i malcapitati vengono invece posti davanti a un’alternativa: essere rispediti in patria o andare al fronte. Metodi di cui abbiamo potuto avere diretta conferma dalla stessa comunità moscovita di cubani, composta perlopiù da manovali e donne di servizio: «Si tratta soprattutto di gente che sogna i soldi facili e l’ottenimento del passaporto russo per poter viaggiare» racconta una signora cubana che vuole restare anonima. Non ci sarebbe quindi alcuna motivazione ideologica.

Qualche mercenario dell’Avana è comparso nei servizi del canale televisivo Zvezda affermando di guadagnare 2mila dollari al mese, una somma da favola per un comune cittadino cubano. Quando all’inizio dell’anno sono apparse le prime notizie sulla presenza al fronte di militari dell’isola caraibica, le autorità dell’Avana avevano dichiarato di essere fermamente contrarie a tale arruolamento. Malgrado ciò i ricercatori sottolineano come poi non siano seguiti processi contro i reclutatori identificati dalla polizia locale.

“La Ragione” 9 ottbre 2025


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