All’inizio di novembre i cittadini russi hanno potuto assistere a un insolito servizio televisivo sulla visita del vice primo ministro Dmitry Patrushev nella regione di Bryansk. Assieme a lui, avanti di qualche passo, c’erano il padre Nikolay (già direttore del Fsb e del Kgb) e lo zio Viktor, anch’egli ai vertici dei servizi. Un’istantanea di come il regime di Putin si riproduce: agli anziani subentrano i loro eredi e agli eredi gli eredi degli eredi. Un vasto sistema nepotistico sconosciuto persino in Urss. Nel 2003 la sociologa Olga Kryshanovskaya aveva presentato il primo studio sulla corte di Putin.

Dopo aver esaminato le biografie di 3.500 funzionari che lavoravano negli organi di governo, la studiosa era giunta a sostenere che «ora (la burocrazia, ndr.) ha l’opportunità di trasformarsi in un’aristocrazia ereditaria». Una tesi che oggi appare persino scontata ma che allora era sorprendente: in tutte le capitali europee il presidente russo era accolto come un democratico e un innovatore. Il portale indipendente “Proekt” è giunto oggi alla conclusione che nel giro di poco più di vent’anni il “tasso di nepotismo” nel regime russo si è triplicato, raggiungendo il 76%. Secondo “Proekt” «tre su quattro dirigenti russi hanno ereditato la loro posizione da altri funzionari o hanno sistemato i propri discendenti a spese dello Stato».

Si tratta ormai già di dinastie in cui nel Caucaso si raggiunge l’apice. Il capo della Cecenia Ramzan Kadyrov ha ben 96 parenti nell’apparato amministrativo e del business di Stato, lasciando indietro persino Putin che ne ha ‘soltanto’ 25. Tra i deputati, in tale classifica spiccano Oleg Kolesnikov con 12, Vyacheslav Makarov e Alexey Tkachev con 11. Se si passa al mondo oligarchico troviamo i vecchi amici leningradesi dello zar, i fratelli Arkady e Boris Rotenberg con 19. Oleg Deripaska, membro della famiglia di Boris Eltsin ne assomma 11, Suleiman Kerimov (leader di un importante clan di funzionari e uomini d’affari) raggiunge i 9. Le donne non giocano invece un ruolo particolare. Fra tutti i 1.329 funzionari di cui “Proekt” ha studiato le biografie, soltanto il 15% sono donne. Il motivo è noto: la donna deve dedicarsi essenzialmente a rilanciare demograficamente il Paese.

Recentemente proprio Putin ha dichiarato che le famiglie russe dovranno avere «normalmente» 3-4 figli. Il ‘lignaggio sovietico’ è pure importante: il 58% di coloro che governano la Russia oggi sono le stesse persone o i discendenti delle stesse persone che 35 anni fa governavano l’Unione Sovietica. I funzionari dell’amministrazione presidenziale sono spesso definiti “tecnocrati”, nel senso che per loro garantire il funzionamento regolare del potere, la conoscenza del protocollo e delle formalità è più importante delle preferenze politiche.

Tuttavia, nel futuro diverrà sempre più difficile svolgere questo tipo di studi perché la storia viene lentamente ma inesorabilmente cancellata. L’Istituto Memorial e il Museo del Gulag di Mosca sono stati chiusi da tempo e negli archivi ormai interi fondi non sono più a disposizione degli studiosi perché i materiali sono stati posti sotto ‘revisione’.

Si sta anche assistendo alla scomparsa del giornalismo. In Occidente esiste il termine “deserti informativi” per indicare singole aree in cui la stampa locale è scomparsa. In Russia c’è un unico grande deserto informativo con singoli pozzi già interamente inquinati. Presto delle biografie degli amministratori non si saprà più nulla o se ne saprà qualcosa soltanto se finiranno dentro il tritacarne della repressione e dei processi per corruzione che ciclicamente ripuliscono e standardizzano ancora di più l’élite sulla Moscova.

“La Ragione” 14 novembre 2025


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