Il coraggioso Statkevich

L’11 settembre il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko ha concesso la grazia a 52 detenuti politici del suo Paese. In cambio del suo «gesto di buona volontà», ora Washington concederà un alleggerimento delle sanzioni alla compagnia aerea bielorussa Belavia, consentendole di effettuare la manutenzione e acquistare componenti per i propri aeromobili, tra cui quelli della Boeing. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fatto passare questo accordo come una sua personale vittoria diplomatica ma, come ha fatto sapere l’opposizione bielorussa in esilio, la grazia ha coinvolto soltanto il 4% dei detenuti per reati di opinione del Paese.

Intanto la boccata d’aria concessa da Trump a Lukashenko permetterà al dittatore di Minsk di presentarsi su scala internazionale come un regime sì autoritario, ma rispettabile. Una delle condizioni poste da Lukashenko era che le persone appena liberate lasciassero immediatamente la Bielorussia per essere accolte in Lituania. Tuttavia una di loro, Nikolay Statkevich, si è categoricamente rifiutata di lasciare il Paese. Come riferito da altri prigionieri liberati, ha sfondato la porta dell’autobus che li portava al valico di frontiera ed è sceso gridando: «Continuerò a lottare!». Statkevich è rimasto per diverse ore nella zona neutrale tra Bielorussia e Lituania, rifiutandosi di attraversare il confine. «Ci sono stati diversi tentativi di convincerlo, da parte dei diplomatici americani e di sua moglie, ma sembra non ci sia stato nulla da fare: ha rifiutato. Vuole rimanere in Bielorussia. Ritiene che Lukashenko non possa decidere del suo destino» ha spiegato il suo collaboratore Evgeny Vilsky. Stando al racconto dell’uomo, quando è diventato chiaro che Statkevich non avrebbe cambiato idea, è stato portato via da persone mascherate. La sua attuale ubicazione è sconosciuta. Il propagandista bielorusso Yuri Voskresensky ha dichiarato di non sapere dove si trovi Statkevich, ma che se si mai fosse in Bielorussia verrà sicuramente portato in prigione.

Questo gesto di Statkevich è coerente con tutta la sua biografia politica. La sua famiglia ha del resto un lungo conto aperto con le dittature che hanno dominato il Paese. Entrambi i nonni del futuro politico furono uccisi durante il periodo sovietico: uno di loro morì nelle mani dell’Nkvd nel 1937, l’altro fu fucilato dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. Nikolay, classe 1956, da giovane scelse la carriera militare e negli anni Settanta si laureò alla Scuola superiore di ingegneria missilistica antiaerea di Minsk. Raccontò lui stesso in un’intervista che la sua coscienza nazionale si risvegliò a scuola, ma le lezioni di storia gli lasciavano un’impressione opprimente dei bielorussi, come se appartenessero a una «nazione inferiore» rispetto ai russi. L’esercito della Bielorussia indipendente fu creato nel 1992. Tuttavia, un anno dopo il tenente colonnello Statkevich venne congedato perché si era espresso contro l’adesione del suo Paese al “Trattato di sicurezza collettiva” dominato e controllato da Mosca. Dopo aver nutrito per un paio d’anni qualche illusione sul conto di Lukashenko, iniziò a battersi contro il regime: nel 1996 organizzò una manifestazione contro l’estensione dei poteri presidenziali e nel 2004 promosse dimostrazioni contro l’abolizione dei limiti al numero di mandati del presidente.

Dopo altre iniziative di protesta pubblica contro i brogli elettorali del 2020, Statkevich venne condannato a cinque anni di reclusione. Rifiutò di chiedere la grazia, ma nel 2015 Lukashenko stesso lo rilasciò in anticipo per dimostrare anche allora all’Occidente la sua «buona volontà». Nel 2020 non gli fu permesso di partecipare alle elezioni presidenziali e un anno e mezzo dopo è stato condannato a 14 anni di regime speciale. Sembra che la sua voglia di battersi sia rimasta quella di un tempo.

“La Ragione” 16 settembre 2025


Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *