Missile russo

Il 18 luglio 2014 una terrificante esplosione squarciò l’orizzonte della città ucraina di Donetsk. Dal cielo limpido di quel giorno d’estate iniziarono a piovere a terra pezzi di fusoliera e altri rottami di un aereo, brandelli di arti umani e schegge di un missile che aveva appena abbattuto un aereo civile malese che stava sorvolando la zona. «Il campo vicino al piccolo borgo dov’è caduto il velivolo si è trasformato in un mix di terra carbonizzata e metallo contorto, mentre gli abitanti del luogo, sotto shock, si affollano tutto intorno» scrisse allora l’inviato del “The Guardian”. «I resti delle 298 persone che erano a bordo sono sparsi ovunque. Il corpo di quella che sembra una giovane donna è stato finanche scaraventato a circa 500 metri dall’epicentro dell’incidente».

Su quel maledetto volo Malaysia Airlines 17 c’erano 193 olandesi, 43 malesi, 27 australiani e altre decine di passeggeri di diverse nazionalità. Il 12 maggio scorso, a distanza di quasi dodici anni, il Consiglio dell’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (Icao) ha ufficialmente e definitivamente riconosciuto la Federazione Russa come responsabile di quel disastro aereo. Con le sue azioni la Russia ha violato la Convenzione di Chicago sull’aviazione civile internazionale, in particolare la disposizione che vieta l’uso di armi contro aeromobili civili in volo. La denuncia nei confronti di Mosca era stata presentata all’Icao nel marzo 2022 dall’Australia e dai Paesi Bassi, i cui cittadini costituivano la maggioranza delle vittime dell’incidente aereo. Nel giugno dello scorso anno la Russia aveva a sua volta annunciato che avrebbe cessato di partecipare all’esame della denuncia, poiché non riconosceva la competenza dell’Icao in materia.

Una commissione d’inchiesta internazionale– composta da rappresentanti di Australia, Belgio, Malesia, Paesi Bassi e Ucraina – aveva già concluso a suo tempo che l’aereo venne abbattuto da separatisti filorussi con un sistema missilistico terra-aria “Buk”, importato poco prima dalla Russia. Inoltre, nel novembre 2022 un tribunale olandese aveva condannato in contumacia all’ergastolo l’ex ministro della Difesa dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, Igor Strelkov, più altre due persone con l’accusa di distruzione intenzionale dell’aereo e omicidio volontario. Anche se i sospetti della comunità internazionale e del giornalismo indipendente si indirizzarono sin da subito verso i secessionisti filorussi che controllavano la zona assieme alle truppe russe, la fantomatica Repubblica popolare di Donetsk negò di essere in possesso di armi che potessero colpire un aereo di linea, mentre le autorità di Mosca non vollero neppure partecipare alla Commissione d’indagine. Già nelle prossime settimane il Consiglio dell’Icao esaminerà la questione di come la Federazione Russa dovrà risarcire i danni alle vittime e alla compagnia aerea.

Purtroppo però, fino a quando continuerà a dominare il regime dittatoriale di Putin, l’amministrazione continuerà pervicacemente a negare – contro ogni evidenza– tutti gli addebiti. A partire dall’inizio del 2022 la Russia si è autoesclusa da ogni tribunale e commissione internazionale e in questo caso intende dare persino un valore retroattivo alla sua scelta. Oggi molti pacifisti a senso unico continuano a ripetere che la guerra scoppiò nel 2014 e non otto anni dopo. Per una volta non si può che essere d’accordo con loro: la strage di civili sopra i cieli di Donetsk fu il segno più tragico e brutale di quella prima invasione russa.

Pubblicato su la  “Ragione” 15.5.2005


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