Trionfale ritorno di Stalin a Mosca

Inevitabile come un temporale d’estate, il culto di Stalin sta ritornando in Russia. Un esempio? Nella centralissima fermata della metropolitana “Taganskaya” il 16 maggio scorso è ricomparso un grande bassorilievo che ritrae il dittatore georgiano circondato da bambini sorridenti con tanto di trombe in mano. Voluta dall’amministrazione di Mosca e realizzata con l’assenso di Vladimir Putin, quest’opera è una copia di quella originale, smontata nel 1966 e mandata al macero dopo essere stata fatta a pezzi. Che questo episodio non sia un caso isolato lo dimostra il fatto che nel 2024 sono stati eretti ben 6 monumenti dedicati al “Padre dei popoli” e pochi giorni fa ne è stato inaugurato persino uno nell’Ucraina occupata, a Melitopol’.

Un’ignobile provocazione per un popolo come quello ucraino che pagò con l’Holodomor la collettivizzazione forzata delle campagne negli anni Trenta. Un blogger russo, che si è dato la pena di contarli, ha rintracciato nel Paese oltre 120 monumenti dedicati al “Maresciallo”, di cui 95 eretti in epoca putiniana. In tutta la Federazione le iniziative dedicate a Stalin ormai non si contano e se ne svolgono alcune davvero bizzarre, come la maratona delle citazioni di Stalin organizzata dal governatore della provincia di Kurgan. Tuttavia l’iniziativa più importante, dal punto di vista politico e simbolico, è la raccolta di firme lanciata dal sindaco di Volgograd perché la città riprenda il nome di Stalingrado. Putin si è detto disponibile ad affrontare la questione e ha bisbigliato che a tale proposito si potrebbe tenere prossimamente un referendum ad hoc. Ormai anche gli scaffali delle librerie russe sono pieni di volumi che riabilitano la figura del capo comunista, presentandolo come un grande statista che seppe modernizzare il Paese e condusse alla vittoria i popoli sovietici contro l’invasione nazista. Non è un caso nemmeno che l’unico museo sul Gulag esistente in Russia sia stato chiuso qualche mese fa «per procedere a delle riparazioni» e che l’amministrazione di Mosca non abbia fatto menzione di quando eventualmente riaprirà. Uno schiaffo a quei milioni di sovietici (e non solo) che perirono nel Gulag. Ciò che però rattrista di più è che sin da subito diversi moscoviti hanno iniziato a deporre mazzi di fiori ai piedi del bassorilievo nel metrò di Mosca.

L’epoca della Perestrojka, in cui fu possibile denunciare e documentare i crimini perpetrati contro la popolazione russa (e non solo) dall’ex capo del regime comunista e dalla sua cricca, sembrano appartenere a un’altra era geologica.

Come sembra appartenere a un’altra era geologica il colpo di reni che gli intellettuali sovietici ebbero quando Leonid Breznev, allora segretario del Partito comunista dell’Urss, tentò negli anni Sessanta del secolo scorso di riabilitare Stalin e la sua epoca. In un regime che ancora incarcerava e spediva nei manicomi i dissidenti, il 14 febbraio 1966 apparve la famosa “lettera dei 25”, firmata da importanti personalità della scienza, della letteratura e dell’arte sovietica contro la riabilitazione del creatore dei campi concentrazionari dove vigeva il lavoro schiavistico: «Riteniamo che qualsiasi tentativo di riabilitare Stalin comporti il rischio di gravi divisioni all’interno della società sovietica. Stalin è responsabile non solo della morte di innumerevoli innocenti, della nostra impreparazione alla guerra, dell’allontanamento dalle norme leniniste nella vita del partito e dello Stato. Con i suoi crimini e le sue azioni ingiuste ha talmente stravolto l’idea del comunismo che il popolo non lo perdonerà mai. Il nostro popolo non capirà e non accetterà l’abbandono, anche parziale, delle decisioni sul culto della personalità».

“La Ragione” 22 maggio 2025


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