Senza più Internet e social

–Al settimo giorno senza Internet mobile, la vita quotidiana di una grande città come Mosca è impazzita. Non funziona nessuno dei servizi di messaggistica e quando anche Yandex Map (cioè la variante russa di Google Map) indica costantemente strade sbagliate, il caos è servito. E tutto ciò sta avvenendo sotto la pressione delle Forze armate ucraine che tempestano con missili “Storm Shadow” ormai anche le regioni centrali del Paese (domenica mattina ne sono stati intercettati 19 solo a Mosca). L’impossibilità di comunicare tra le banche, Yandex Taxi (popolarissima versione indigena di Uber) che conduce i passeggeri troppo spesso in luoghi sbagliati, i servizi di consegna a domicilio di fatto offline, hanno riportato Mosca a 10-15 anni fa. Anche per scrivere questo articolo ci vogliono ore perché la connessione salta continuamente.

A “Dom Knigi”, la celebre libreria sulla Novy Arbat, sono perfino ricomparse sugli scaffali le cartine pieghevoli della città.

Secondo “Meduza” il danno complessivo per le imprese di Mosca nei primi cinque giorni di interruzione massiccia della connessione Internet mobile è stimato tra i 3 e i 5 miliardi di rubli (circa 50 milioni di euro). Giriamo per le strade per vedere con i nostri occhi cosa succede: cinque passeggeri appena arrivati alla stazione ferroviaria “Kazanskaya” sono in piedi all’ingresso sulla banchina della stazione “Komsomolskaya”.

Tutti guardano perplessi i propri smartphone: solo cinque minuti fa, mentre il treno attraversava il quartiere di Sokolniki, i social network e le appdi messaggistica funzionavano, ma ora qui, tra la folla, hanno smesso di funzionare. All’inizio dei blackout, qualche giorno fa, sui telefoni si riusciva almeno ad aprire i siti della cosiddetta “Lista Bianca” (quei 70 indirizzi webdi cui il governo aveva garantito comunque il funzionamento ovvero quelli dei principali social, dei servizi comunali, della polizia, delle mappe Gps e del Cremlino). Sembra di essere, in qualche misura, nel romanzo di José Saramago “Cecità”, in cui si rischia di perdere ogni riferimento sociale e fisico. All’interno dell’edificio della stazione la situazione è più o meno la stessa che sulla banchina: le persone con borse e valigie nella sala d’attesa guardano cupe gli schermi dei loro telefoni.

Una signora bionda e alta con una giacca corta esce dalla stazione della metro “Kazanskaya”. Chiede a un taxista: «Quanto costa arrivare al quartiere Riga?». «Duemila e cinquecento rubli» risponde uno degli autisti dopo averci pensato un attimo. Giusto cinque volte quello che si pagava qualche giorno fa. Sembra che il blocco della rete mobile non abbia influito in alcun modo sul funzionamento della metropolitana cittadina: i terminali di pagamento alle biglietterie e i distributori automatici di biglietti funzionano regolarmente, anche se si usa la carta di credito. Non è possibile invece connettersi a Internet mobile nelle stazioni, così come in città. «Probabilmente è una questione politica…» si lamenta un’anziana signora. «Va bene, purché non ci sia la guerra» replica un’altra. Un giovane sorride e dice: «Ma la guerra c’è!». «Sì, ma basta che non ci sia a Mosca» conclude la signora che aveva iniziato il discorso. Intanto il ‘ritorno al futuro’ sembra solo agli inizi: la Duma di Stato presto discuterà se eliminare i sistemi Vpn per collegarsi ai siti stranieri.

“La Ragione” 17 marzo 2026


Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *