Cercare di cancellare la storia non è una grande idea. Essa continuerà a essere raccontata e tramandata da chi l’ha conosciuta attraverso i parenti e gli amici, o riscoperta da curiosi e da testardi in qualche libro comprato in un mercatino. Eppure sembra che nella Russia putiniana del XXI secolo tutto ciò possa dare ancora qualche dividendo, possa aiutare a plasmare le coscienze, possa rendere nuovamente sconosciuto ciò che è stato conosciuto e studiato. Ciò che è parte incancellabile del lascito dell’umanità. Così, fra stupore e rabbia di molti russi (e di non russi, di cittadini ex sovietici e anche stranieri di quasi cento nazionalità del mondo che ebbero i loro cari rinchiusi nel Gulag), venerdì scorso sono venuti a sapere che a Mosca sorgerà il primo museo nazionale della memoria dedicato alle vittime del genocidio del popolo sovietico, secondo quanto comunicato dal Comune della capitale. Il museo sorgerà per l’appunto al posto del Museo della storia del Gulag, chiuso nel novembre 2024 con la scusa davvero poco fantasiosa di alcune violazioni delle norme di sicurezza antincendio.
Sul sito web del vecchio Museo sono attualmente disponibili informazioni sull’apertura di quello nuovo: «A Mosca aprirà il Museo della Memoria» si legge. «Sarà dedicato alla memoria delle vittime del genocidio del popolo sovietico. L’esposizione coprirà tutte le fasi dei crimini di guerra nazisti durante la Grande guerra patriottica». L’amministrazione cittadina ha comunicato che l’inaugurazione del nuovo museo avrà luogo nel corso di quest’anno. Alla direzione ci sarà Natalja Kalashnikova, che dall’aprile del 2025 è a capo del museo “Fortezza di Smolensk”. Il ministro della Cultura Olga Lyubimova ha comunicato che Kalashnikova è stata insignita recentemente delle medaglie “Per il contributo al rafforzamento della difesa della Federazione Russa” e in qualità di “Partecipante all’operazione militare speciale”. La guerra d’invasione dell’Ucraina si combatte insomma su tutti i fronti e non si possono lasciare prigionieri, men che meno la storia (quella con la “s” maiuscola, anche se ormai sono rimasti in pochi a studiarla).
Il nuovo museo tratterà delle violenze dei nazisti e dei fascisti e dei molti soprusi subiti dal secolo scorso dai russi, come se di questi musei a Mosca non ce ne fossero già a sufficienza. A partire da quello gigantesco dedicato alla Grande guerra patriottica 1941-1945, sorto già negli anni Duemila e in cui però ci si dimenticò di costruire degli ascensori. Piccola dimenticanza a causa della quale invalidi e veterani si devono accontentare di visitarlo virtualmente soltanto tramite uno schermo disponibile al piano terra.
Dal 2012 il direttore del Museo della storia del Gulag era Roman Romanov. Dopo la chiusura rimase nel suo ufficio per qualche mese, per poi essere licenziato nel gennaio dello scorso anno, sembra a causa del suo rifiuto di apportare modifiche a una mostra inaugurata al Museo di Mosca, alla cui preparazione avevano partecipato i dipendenti del Museo della storia del Gulag. Chi scrive visitò il Museo del Gulag una sola volta, in una freddissima mattina d’inverno del 2017. Allora non pensava che l’avrebbero chiuso e si era ripromesso di portarci ogni amico italiano che fosse venuto per turismo a Mosca. Ha fatto in tempo a farlo solo con poche persone. Ora tutto ciò che vi era contenuto riposerà in qualche buio stanzone prima di essere mandato al macero. Forse qualche istituzione internazionale dovrebbe alzar la voce di fronte a tale scempio.
“La Ragione” 24 febbraio 2026