In questi giorni in Italia un generale in aspettativa sta riempiendo le prime pagine dei giornali con l’annuncio d’avere fondato un partito di estrema destra. Il non troppo originale programma “legge e ordine” che propone fa riferimento non solo a esempi del passato, ma anche alla Russia di Putin. Secondo l’attuale europarlamentare sarebbe uno Stato in cui i tassi di criminalità sono bassi e la popolazione conduce una vita spensierata. Purtroppo per lui – e soprattutto per chi viene turlupinato nelle sue conferenze – le cose non stanno così: la Russia che racconta è proprio un “mondo al contrario” in cui neppure chi ha idee conservatrici aspirerebbe a vivere.
Per restare alla cronaca recente, lo scorso 3 febbraio a Mosca due uomini hanno aperto il fuoco contro gli agenti che stavano tentando di arrestarli per il rapimento e l’omicidio di una persona nella regione di Penza. La polizia ha poi riferito che, prima di essere messi fuori gioco, i due criminali avevano ucciso il tassista che li trasportava. Mikhail Leontiev e Alexey Lanchikov, entrambi 39enni, erano già stati condannati in precedenza per omicidio e altri reati gravi. Nel 2022 erano stati però graziati perché avevano deciso di entrare nella compagnia di mercenari “Wagner” per partecipare alla guerra. Alla scadenza dei contratti erano tornati alla vita civile o, più correttamente, a quella criminale a cui erano abituati. Purtroppo per l’ex capo della Folgore (che ama definire «statisti» Mussolini e Stalin), non si tratta di un caso isolato ma della difficile quotidianità in cui si sono immersi i cittadini russi ormai da quattro anni, dopo l’invasione dell’Ucraina.
Il portale russo “Verstka” si è preso la briga di spulciare la cronaca nera sulla stampa russa degli ultimi tre anni. Ne è emerso che, a seguito di reati gravi commessi dai veterani della guerra in Ucraina, sono decedute almeno 551 persone. E più precisamente 274 a seguito di omicidi, 163 per lesioni personali gravi, 78 in incidenti stradali mortali, 16 in casi di omicidio colposo, 4 (tra cui due minorenni) per induzione all’uso di sostanze stupefacenti, 2 a seguito di omicidi con eccesso di legittima difesa, 14 a causa di reati per i quali non sono stati avviati procedimenti penali. I feriti e i mutilati sono stati migliaia.
Insomma, una vera guerra interna le cui vittime sono cittadini inermi. Come tutte le dittature, la Russia cerca di costruire delle vetrine che non corrispondono alla realtà del Paese. Una di queste è sicuramente il centro di Mosca, con la sua metropolitana modello e le sue strade pulitissime (ma durante questo inverno, per ridurre i costi dell’amministrazione, i cumuli di neve restano sulle strade per settimane). Appena però ci si sposta dalla Piazza Rossa e dalle vie adiacenti, la realtà è più prosaica. Se si fa riferimento ai dati forniti dalla Russia all’Onu, il tasso di omicidi è superiore di tre volte a quello americano e di oltre dieci volte a quello europeo. Il Ministero degli Interni ha dichiarato che lo scorso anno c’è stata una riduzione dei reati del 7,3%, ma l’agenzia di stampa Tass ha riconosciuto che si è osservato un aumento di quelli gravi e particolarmente gravi (628mila in totale), il dato più alto degli ultimi 15 anni. Il maggior numero di reati in termini assoluti si è avuto a Mosca, nella regione della capitale e nel distretto di Krasnodar. Si tratta di un trend classico dei Paesi autoritari, dove quelli più efferati (malgrado vengano raccontati quasi esclusivamente dai tabloid e non sui canali televisivi) aumentano sempre di più mentre soprattutto nei centri cittadini si riduce la criminalità spicciola (e malgrado ciò, anche il fenomeno delle bande giovanili fuorilegge è in crescita nella provincia). La corruzione dilagante è ovviamente un altro capitolo doloroso della Russia putiniana. Ma avremo occasione di scriverne in dettaglio.
“La Ragione” 7 febbraio 2026