Si chiama Max (in lettere latine) il nuovo social lanciato in Russia per sostituire WhatsApp e gli altri sistemi di messaggistica occidentali bloccati cinque giorni fa dall’Agenzia del governo per la telecomunicazione. Il sistema, che per ora è disponibile in versione beta, è integrato con VKontakte, il social creato da Pavel Durov Maksut Shadaev ha dichiarato che Max è stato sviluppato come servizio di messaggistica ufficiale di Stato. Viene preinstallato in tutti nuovi smartphone in commercio e non può essere cancellato. È però soltanto in lingua russa e può essere scaricato solo con un codice di controllo basato esclusivamente su numeri di telefono registrati russi o bielorussi, in modo da tentare di limitare la comunicazione con gli stranieri.
Formalmente Max dovrebbe aiutare a bloccare le truffe online, ma i deputati della Duma non hanno nascosto che il nuovo servizio dovrà bloccare anche le «attività estremiste» finanziate dall’Occidente. come versione russa di Facebook (anch’esso vietato in Russia dal marzo 2022). Secondo gli esperti, dal punto di vista tecnico Max è modellato sullo stile della piattaforma cinese WeChat. Si presenta come una ‘super app’ con cui il governo di Mosca dichiara apertamente di voler supervisionare le comunicazioni tra i suoi cittadini. Al fine di renderla indispensabile a ogni russo, l’app è stata integrata con Gossuslughi – un servizio sul genere del nostro Spid – e le comunicazioni ufficiali tra le istituzioni scolastiche e le famiglie degli studenti. Il 4 giugno scorso, durante un incontro tra Vladimir Putin e i membri del governo russo, il ministro dello Sviluppo digitale Secondo alcune segnalazioni di tecnici della telefonia mobile, l’applicazione raccoglie e memorizza i metadati degli utenti, inclusi gli indirizzi Ip, gli elenchi di contatti e i timestamp delle attività: la sua politica sulla privacy consente il potenziale trasferimento di questi dati a terzi, comprese le autorità statali.
È stato inoltre osservato che il software di Max incorpora diverse librerie open source di terze parti provenienti da Paesi ufficialmente designati dalla Russia come ostili, mentre parte del traffico telemetrico è indirizzato a server stranieri. Fino allo scorso 15 agosto, ultima data di rilevazione, il servizio non ha incontrato il favore della popolazione. Per ora il numero di utenti è infatti intorno ai 2 milioni, anche se è prevedibilmente destinato a crescere in autunno quando la pressione per il passaggio a questa ‘super app’ diventerà sistematica. L’attacco a WhatsApp e la nuova legislazione repressiva fanno parte dello sforzo più complessivo del Cremlino per costringere i russi ad autolimitare i propri comportamenti ‘non conformi’. In questa prospettiva, solo qualche giorno fa è stata approvata una nuova legge che introduce multe che vanno dai 3mila ai 5mila rubli (pari a circa 38-64 dollari) per chi su Internet esegue delle ricerche su temi che possono essere considerati ‘estremisti’.
In questo quadro, ‘estremista’ può essere considerata anche la più piccola curiosità per quanto succede in Ucraina o lo studio fuori dai canali di regime sulla Seconda guerra mondiale. La punizione più grave non è tanto la multa in sé, quanto piuttosto il rischio di essere inseriti nella lista nera delle autorità russe, una designazione che aprirebbe la porta a una vasta gamma di conseguenze dispotiche e distopiche. Chi si illudeva che dopo la guerra d’invasione si sarebbe potuta aprire una stagione del disgelo e dell’allentamento della repressione, dovrà forse ricredersi.
“La Ragione” 21 agosto 2025