In Russia avanza la colonizzazione cinese

Dallo scorso dicembre i cinesi possono entrare in Russia senza visto. Formalmente non cambia niente dal punto di vista lavorativo e dopo 90 giorni bisogna lasciare il Paese se non si ha un contratto di lavoro o un permesso di soggiorno.

Tuttavia le cose in realtà stanno cambiando a vista d’occhio, soprattutto negli ultimi due anni, e i cinesi che girano per le strade delle città russe sono sempre di più. Secondo alcune fonti giornalistiche, attualmente nella Federazione Russa risiedono circa 2 milioni di immigrati dall’‘Impero di Mezzo’ e circa il 70% di questi è fatto di clandestini.

Districarsi fra i numeri non è facile. Nella prima metà del 2025 sono entrati in Russia circa 767mila cittadini cinesi, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sono dati forniti dal Fsb e sicuramente in parte queste persone sono turisti, ma la tendenza alla crescita dei residenti è evidente.

A Mosca, nello stesso palazzo in cui vive chi scrive, sono comparsi da qualche mese tre o quattro cinesi. Secondo i vicini che condividono lo stesso pianerottolo, la casa è stata affittata da un’azienda di Pechino. Gli abitanti dell’alloggio escono presto al mattino, rientrano tardi la sera e indossano giacca e cravatta. Non è forza lavoro che va in fabbrica o in cantiere, ma gente che si reca in ufficio anche se non conosce una parola di russo. “Forbes.ru”, che monitora la situazione dell’importazione di lavoro nel Paese, afferma che «nel 2025 un’azienda onlinesu cinque in Russia è stata avviata da cittadini cinesi. Si tratta cioè di società il cui amministratore delegato o fondatore è un cittadino della Repubblica Popolare. E lo scorso anno il numero di aziende del Dragone attive nel commercio onlinein Russia è aumentato di 2,4 volte».

Se in Italia abbiamo assistito al massiccio intervento cinese nel commercio al minuto, in Russia questa dinamica non è così evidente (anche se il tasso di crescita di queste aziende nel commercio al dettaglio offlineè aumentato di 2,7 volte nell’arco di un anno). Spulciando i numeri, qualcosa appare ancora più chiaro. Gli imprenditori cinesi avviano ogni mese in Russia oltre 400 nuove attività, tra cui imprese individuali e società a responsabilità limitata. Dal 2023 al 2025 il numero di registrazioni di società cinesi nel Paese è cresciuto dell’86%, segnando il ritmo di espansione più rapido tra le imprese straniere. I comparti in cui operano sono quelli dell’e-commerce, dell’intelligence technology e, soprattutto in Siberia, dell’immobiliare. Solo il 3,4% delle nuove aziende è entrato a far parte del mondo manifatturiero. Una società cinese su due opera a Mosca e nella regione di Mosca. Nella capitale, ci dice un funzionario dell’Ufficio immigrazione, «la maggior parte dei migranti da quel Paese è costituita da professionisti qualificati e intellettuali».

Sempre “Forbes.ru” riferisce che i leaderassoluti per concentrazione di aziende cinesi sono però nel Distretto autonomo ebraico, nel Transbaikal e nella regione dell’Amur, dove queste imprese stanno diventando una parte significativa dell’economia locale. Molti russi guardano ai nuovi arrivati con una certa diffidenza e persino ostilità. È ancora difficile capire quanto queste siano il prodotto di una xenofobia che affonda nella storia della Russia zarista. Resta il fatto che proprio chi temeva la ‘colonizzazione’ occidentale si trova oggi sempre di più a parlare di “pericolo giallo”.

“La Ragione” 4 aprile 2026


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