La decisione di Roberto Vannacci, ex generale della Folgore e ora ex deputato della Lega Nord, di creare una propria formazione di estrema destra in Italia che competa nelle prossime elezioni legislative del 2027 sta, inevitabilmente, destando scalpore.
Il programma “legge e ordine” di Vannacci fa riferimento non solo ad esempi del passato ma anche a Paesi come la Russia odierna di Putin che trova crescenti simpatie in Occidente.
Nel suo fortunato pamphlet “Il mondo al contrario” egli ha espresso chiaramente la sua simpatia per l’attuale regime della Federazione Russa.
Sono i regimi autoritari che garantiscono per Vannacci la sicurezza dei cittadini. “Per non parlare della Russia – scrive l’ex paracadutista – ed in particolare di Mosca, dove incontravo, ben dopo l’imbrunire nei grandissimi e bellissimi parchi cittadini, donne sole e mamme con bambini che assaporavano il fresco delle sere estive senza il benché minimo timore di essere molestate da
qualcuno. Se la democrazia non riesce a dare risposte concrete soprattutto nei confronti della delinquenza comune e di quei reati, come i furti, che toccano più di ogni altro il cittadino allora l’elettorato si volgerà verso sistemi diversi, verso forme di governo più efficaci nei confronti dei malviventi… Parlando di grandi paesi, Cina e Russia hanno un indice di criminalità notevolmente inferiore ai grandi paesi europei, agli Stati Uniti e al Canada”.
Purtroppo per Vannacci e per chi viene turlupinato nelle sue conferenze, le cose non stanno propriamente così: la Russia che egli racconta è proprio un “mondo al contrario”, un mondo che esiste solo per chi non ha fatto più che quattro passi intorno al teatro Bolshoy o a cenare in qualche ristorante della centrale Via Tverskaya.
Per restare alla cronaca più recente, proprio a Mosca, lo scorso 3 febbraio, due uomini hanno aperto il fuoco contro la polizia a Mosca, che stava tentando di arrestarli per il rapimento e l’omicidio di una persona nella regione di Penza. La polizia, ha poi riferito che i due criminali prima di essere messi fuorigioco avevano ucciso il tassista che trasportava.
I due malviventi Mikhail Leontiev e Alexey Lanchikov, erano già stati condannati in precedenza per omicidio e altri reati gravi. Nel 2022 però erano stati graziati perché avevano deciso di entrare nella compagnia di mercenari “Wagner” di Evgeny Prigozhin (tragicamente scomparso assieme ai suoi più stretti collaboratori nel 2023 dopo essere entrato in contrasto con Putin) per partecipare all’invasione dell’Ucraina. Alla scadenza dei contratti erano tornati alla vita civile o meglio, a quella criminale a cui erano abituati.
Si tratta forse di un caso isolato? No, si tratta piuttosto della triste quotidianità. Il portale russo d’opposizione “Verstka” il 9 dicembre scorso ha pubblicato un’inchiesta sui reati commessi dai veterani della guerra ‘Ucraina, da cui è emerso un quadro agghiacciante.
Secondo “Verstka” che ha spulciato le notizie di cronaca nera della stampa russa degli ultimi 4 anni “A seguito di reati gravi commessi dai veterani di guerra rientrati in patria, in quasi quattro anni sono decedute almeno 551 persone: 274 persone sono decedute a seguito di 240 omicidi, 163 persone sono decedute in seguito a lesioni personali gravi 78 persone sono decedute in incidenti stradali, 16 persone sono state vittime di 13 casi di omicidio colposo Quattro persone (tra cui due minorenni) sono decedute a seguito di tre casi di induzione all’uso di sostanze stupefacenti, Due persone sono decedute a seguito di omicidi con eccesso di legittima difesa.
Secondo i calcoli di “Verstka”, più della metà delle vittime – 163 persone – sono state uccise da ex detenuti.
Dei 281 militari con precedenti penali che, dopo il ritorno dal fronte, hanno nuovamente ucciso o causato lesioni mortali, almeno 142 erano stati detenuti in colonie penali per reati analoghi.
Feriti e mutilati di questi raid e violenze sono stati migliaia.
Si potrebbe sostenere che questa “eccezionalità” sia stata determinata dalla guerra. Tuttavia per la Russia la guerra non è un’eccezionalità am la normalità. Dal 1991 l’esercito russo ha condotto due guerre in Ucraina, una in Georgia e due in Ucraina.
Benché il regime di Putin tenti di proporre un quadro idilliaco della propria vita sociale, i numeri, forniti dalle stesse autorità russe, mostrano un quadro che farebbe rabbrividire qualsiasi sovranista europeo.
Lo scorso 31 ottobre la Russia ha consegnato all’ONU i dati sugli omicidi commessi nel Paese nel 2024. Secondo tali informative delitti mortali sono stati 11327 con un aumento di oltre 1500 casi rispetto all’anno precedente. Secondo alcune fonti, un così netto aumenti delle morti violente sarebbe da attribuire all’aggiunta nella statistica dei civili morti durante i combattimenti nel Kursk e a causa dei bombardamenti ucraini sul territorio russo che da quest’anno sarebbero computati come “attentati terroristici”. Tuttavia il Ministero degli Interni russo aveva dichiarato in precedenza che tali decessi in zone di guerra erano stati complessivamente solo 253.
Questi numeri comunque non rendono l’idea delle dimensioni della violenza omicida in Russia se non comparandoli con quelli del Vecchio Continente. Sempre secondo i dati dell’ONU in Europa sono stati compiuti lo scorso anno 0,94 omicidi ogni 100.000 abitanti (in Italia 0,54), mentre in Russia sono stati ben 12,88 ogni 100.000, ovvero 13 volte di più (e 25 volte più che in Italia). Anche prendendo in esame solo Mosca e San Pietroburgo il tasso di omicidi è superiore di due volte e mezza rispetto a quello dell’Unione Europea.
Il Ministero degli Interni russo ha dichiarato recentemente che nel 2025 c’è stata una riduzione del 7,3% dei reati penali ma la “TASS”, l’agenzia di stampa ufficiale russa, ha riconosciuto che si è osservato un aumento del numero di reati gravi e particolarmente gravi (627,9 mila in totale) il dato più alto degli ultimi 15 anni. Il maggior numero di reati in termini di numero assoluto di reati sono avvenuti Mosca, la regione di Mosca e nella provincia di Krasnodar. Si tratta di un trend classico dei Paesi autoritari dove i reati più efferati (malgrado vengano raccontati quasi esclusivamente solo sui giornali “tabloid”) aumentano sempre di più mentre soprattutto nei centri cittadini si riduce la criminalità spicciola (malgrado ciò anche il fenomeno delle bande giovanili extra-legali è in crescita).
In Russia anche il femminicidio è di casa (una piaga purtroppo di cui conosciamo troppi esempi anche in Italia). Malgrado nelle regioni russe non europee le vittime degli omicidi non vengano ancora statisticamente suddivise per genere, risulta che le donne uccise in Russia nel 2024 siano state 2046; ma il dato più agghiacciante è quello delle morti determinato da violenza domestica, pari a 963 casi (il 47% del totale). Di queste, 530 sono state uccise dai partner (ex o attuali mariti, conviventi o fidanzati), e altre 433 sono state uccise da familiari.
Malgrado ciò la TV russa ci racconta ogni sera del clima di paura che si vive in Italia mostrandoci le immagini di degrado della Stazione Termini o delle periferie milanesi.
La Russia di oggi, per fortuna, non è più quella degli anni ’90 del secolo scorso quando vigeva un clima che ricordava la Chicago degli anni ’30 del secolo scorso e dove la criminalità stava distruggendo ogni parvenza di coesione sociale. La legalità è aumentata e la violenza da allora si è ridotta. Ma non è il paradiso che dipinge colui che forse vorrebbe forse diventare un novello Mussolini o Stalin. Il putinismo non è stato la soluzione di tutti i mali: e le centinaia di migliaia di morti provocati dalla guerra dal governo russo ce lo stanno tutti i giorni a ricordare.