Un documentario in stile Goebbels

Qualche giorno fa è uscito in Russia il documentario di propaganda intitolato “I nostri bambini”. Racconta la storia di bambini ucraini portati a “turni di integrazione” nei centri ricreativi russi, nell’ambito del progetto giovanile Dopodomani. Gruppi di minori delle autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk e Luhansk (nonché delle zone occupate delle regioni di Kherson e Zaporizhzhia) vengono portati in campi estivi in Russia. Sia il film che il progetto sono un’iniziativa di Maria Lvova-Belova, commissaria per i diritti dei minori in Russia, accusata (peraltro insieme a Vladimir Putin) dalla Corte penale internazionale di deportazione illegale di minorenni. Una pellicola nello stile di Goebbels, tanto per stare al tema caro del ‘ritorno del nazismo’ del presidente russo, che è stata pubblicata sulla piattaforma Okko, una specie di Netflix con sede a Mosca. Ricercatori indipendenti di Yale hanno pubblicato diversi studi su come si stia tentando di ‘rieducare’ e militarizzare i bambini provenienti dai territori ucraini occupati, facendo rilevare che tale indottrinamento ideologico viene realizzato sistematicamente anche a scuola e nei corsi ricreativi. ù

Il film è un collage di storie toccanti di bambini provenienti dalle zone annesse, i quali raccontano ciò che hanno vissuto: i bombardamenti, le ferite e la separazione dai propri cari. Le loro storie si alternano a immagini di manifestazioni, disordini e combattimenti a cui fa da contraltare la ‘reintegrazione’ con la quale animatori e psicologi, secondo quanto affermano, cercano di aiutare i fanciulli a superare le conseguenze della guerra. Alla fine i protagonisti dichiarano di voler diventare volontari e già ora affermano di «andare in giro» ad aiutare altre famiglie colpite dal conflitto. Nel trailer del documentario uno dei ‘rieducatori’ afferma persino che, dopo il campo, i bambini «andranno al fronte ad aiutare la gente».

Ma queste parole non sono state incluse nella versione integrale dell’opera. Non si sa quanti fondi siano stati stanziati per la sua realizzazione, ma Okko ha deciso – in via del tutto eccezionale – di farlo ruotare sul proprio canale principale in chiaro, cioè senza necessità di sottoscrivere l’abbonamento. Il film è stato realizzato con il sostegno dell’Istituto per lo sviluppo di Internet, della testata “Lenta.ru” e del fondo di beneficenza “Strana dlya detei” (Un paese per i bambini): in buona sostanza, dal Ministero della Cultura. Ma di cultura in questo filmetto se ne vede ben poca, non riuscendo a emozionare neppure i più ingenui sostenitori dell’invasione in Ucraina. La pellicola si trascina per un’oretta ed è certo che non entrerà nella storia del cinema documentaristico. A capo della gestione finanziaria dell’intero progetto c’è Alexey Petrov, consigliere dell’Ufficio del difensore civico per l’infanzia di Lvova-Belova. Il personaggio, che forse non dirà nulla al lettore italiano, ha un debole per certi approcci propagandistici, avendo pubblicato sui suoi social molti post legati alla tematica neonazista. Ad esempio autoritratti in cui indossava una maglietta con una delle varianti della croce celtica, un messaggio in cui salutava un suo amico con le parole «Saluto romano, dal cuore al sole» nonché il video del gruppo neonazista russo Juventud Wotan che annunciava un festival suprematista. Ma si sa, i nazisti degli altri sono sempre i più cattivi.


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