I detenuti politici russi continuano a morire in carcere ma purtroppo ormai non fanno più notizia. Solo il 24 aprile si è venuti per esempio a sapere della morte di Oleg Tyryshkin, prigioniero politico di 64 anni, condannato per “apologia del terrorismo” ma in attesa di giudizio anche per un altro reato (compiuto non si sa bene quando, visto che già si trovava dietro le sbarre). La pena prevista dalla prima condanna sarebbe dovuta terminare nell’ottobre di quest’anno, ma la polizia non intendeva lasciarlo libero perché riteneva fosse deciso a tornare in azione.
Le autorità competenti hanno dichiarato che l’attivista antigovernativo sarebbe deceduto il 4 febbraio scorso mentre si trovava nel centro di detenzione preventiva n. 4 di AnzheroSudzhensk. In precedenza i media avevano riportato la voce che fosse deceduto «circa un mese fa», probabilmente alla metà di marzo. La sua compagna Galina Arysheva ha fatto notare come, malgrado di Oleg non si avessero più notizie da tempo, il direttore del carcere avesse rifiutato di fornire alcuna informazione. Questa scomparsa era stata oggetto di molti commenti sui social network che si occupano di diritti umani. «Lo cercavano tutti, non riuscivano a darsi pace per la sua scomparsa» sostiene Galina. Sembra che mentre si trovava nel centro di detenzione preventiva, l’uomo abbia avuto un problema cardiaco e sia stato trasportato in ospedale, dove però è deceduto poco dopo. Né la famiglia né l’avvocato erano stati informati in anticipo del drastico peggioramento delle sue condizioni. Il canale Telegram di opposizione Ovd-Info, citando alcuni volontari, aveva precedentemente sostenuto che l’uomo fosse morto nell’ospedale annesso al penitenziario di Kemerovo. Si è saputo soltanto che il suo corpo è stato sepolto ad Anzhero-Sudzhensk, 80 km a Nord di Kemerovo, senza alcuna precisazione su quando ciò sarebbe avvenuto. Oleg Tyryshkin era un attivista sindacale e minatore del Kuzbass e il 12 maggio avrebbe compiuto 65 anni. Nel 2024 era stato condannato a due anni di reclusione per un commento ‘vivace’ pubblicato su VKontakte (il Facebook russo) in merito all’omicidio di Akhmat Kadyrov, l’ex presidente ceceno, avvenuto in seguito a un attentato dinamitardo allo stadio di Grozny. Il caso di questo ‘minatore ribelle’ non è tuttavia isolato, anzi. Tyryshkin è diventato almeno il sesto prigioniero politico a morire in carcere dall’inizio dell’anno.
A febbraio era stata resa nota la morte dell’ex dipendente di un’azienda della Difesa di nome Roman Sidorkin. Qualche tempo dopo, sempre a febbraio, era deceduto in carcere in seguito a un infarto il gioielliere Alexander Dotsenko. Alla fine di marzo è morto invece nel centro di detenzione preventiva il prigioniero politico Vladimir Osipov, condannato per alcuni post contro la guerra. L’8 aprile, nel carcere di Komsomolsk-na-Amure, si era invece tolto la vita l’artista 53enne Andrey Akuzin, arrestato a causa di un commento pubblicato su Internet. Il 17 aprile era stata resa nota la notizia della morte in colonia penale del predicatore 43enne Vegan Khristolub Bozhiy, condannato per “offesa ai sentimenti dei credenti” e “riabilitazione del nazismo”.
Senza contare che solo a gennaio di quest’anno era emersa anche un’altra morte in cella, risalente però al febbraio 2025: si tratta di Roman Tyurin, che risiedeva nella regione di Omsk. Gli attivisti per i diritti umani sono riusciti a venire a conoscenza della sua scomparsa soltanto perché a un amico, che era in contatto con lo stesso Tyurin, le autorità carcerarie avevano restituito una busta non aperta contenente una sua lettera.