Verso un lungo declino?

Al termine della parata per la vittoria contro il nazismo, Vladimir Putin ha concesso una breve conferenza stampa in cui ha dichiarato, fra l’altro, che a suo parere «la guerra con l’Ucraina volge al termine». Si tratta di una frase sibillina che può essere interpretata in diversi modi e da diversi punti di vista. Tuttavia è evidente ormai che entrambi gli eserciti in conflitto hanno enormi problemi a reclutare forze fresche e che le linee dei fronti ristagnano.

Per ciò che riguarda la Russia, sono circolati sempre molti numeri a proposito delle sue perdite ma quelli proposti dai portali di opposizione “Medusa” e “Mediazone” negli ultimi giorni hanno dalla loro parte dei criteri ‘oggettivi’. I due siti hanno in mano gli elenchi nominativi dei caduti russi fino alla fine del 2025. Queste liste di morti provengono dal Registro delle successioni e dei tribunali e dai dati sulla mortalità generale forniti da Rosstat, l’agenzia di statistica russa. Si tratta di fonti autorevoli e ufficiali che tra l’altro concordano tra loro e si differenziano solo per modesti dettagli.

Su tale base “Medusa” e “Mediazone” stimano che i soldati russi deceduti fino alla fine dello scorso anno siano stati 352mila. La stima è statistica, ovvero presenta una ‘forchetta’ di probabilità di errore, ma in generale viene considerata prudenziale dalle due testate. Nel dettaglio si tratterebbe di 261mila ‘normali’ caduti in battaglia mentre altri circa 90mila sarebbero coloro che sono stati dichiarati morti o dispersi in seguito a sentenza di un tribunale.

In entrambi i casi si parla di persone che sono decedute durante operazioni belliche (e non sono state fatte prigioniere o sono fuggite dal campo di battaglia). La differenza risiede solo nel meccanismo con cui la morte è stata ufficialmente registrata. Probabilmente nessuno conosce la vera entità delle perdite, neppure il governo russo, ma si tratta di valutazioni che verosimilmente hanno in mano anche gli ucraini. Le cifre proposte da Kiev sono più alte e includono feriti e invalidi, ma un certo ‘lievitamento’ è in questi casi inevitabile (secondo l’esercito ucraino per esempio la Russia quest’anno avrebbe già perso oltre 150mila uomini tra deceduti e feriti). L’aria che tira a Mosca però, al di là di qualsiasi chiacchiera propagandistica, è pesante.

Il 9 maggio resta una celebrazione molto sentita tra la popolazione, ma quest’anno anche nel resto del weekend (la parata si è tenuta sabato mattina) non c’era molta voglia di festeggiare. Poca gente nei parchi e persino nei centri commerciali. Un funzionario amministrativo che vuole tenere riservata la propria identità ha sibillinamente riconosciuto che «l’aria è diventata irrespirabile» e non voleva certo parlarci di ecologia. La gente è delusa: la grande vittoria militare non è giunta, mentre l’atterraggio dell’economia (dopo anni di crescita gonfiata dallo sforzo bellico) è tutt’altro che ‘morbido’. I prezzi nei supermercati sono alle stelle e per le “feste di maggio” di quest’anno le prenotazioni negli alberghi della capitale si sono ridotte del 50% (e sono dati dell’associazione degli albergatori). «Molti sono stanchi anche di Putin» riconosce un dirigente di una società di pubbliche relazioni che lavora per l’amministrazione presidenziale.

Il problema però è che in cinque anni è stata fatta terra bruciata non solo di ogni ipotesi alternativa, ma anche di ogni eventualità riformistica. In molti ora sono convinti che il Paese imboccherà la strada di un lungo declino. La passività sociale sui cui è stato costituito il potere del Cremlino nell’ultimo quarto di secolo si è trasformata paradossalmente in un boomerang.

“La Ragione” 13 maggio 2026


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