Lo scorso aprile il governo ha conferito lo status di ufficialità al dizionario della lingua russa (“Tolkovoy Slovar”) pubblicato dall’Università statale di San Pietroburgo. In base al decreto governativo, il nuovo vocabolario diventa obbligatorio nell’uso ufficiale. Dovrà perciò essere utilizzato come riferimento nell’insegnamento scolastico e nella preparazione degli esami. Gli autori del dizionario, tra cui il rettore dell’università Nikolay Kropachev e il decano della Facoltà di Giurisprudenza dell’università Sergey Belov, non hanno celato i fini dell’opera e hanno affermato che il loro lavoro «diventa uno strumento pratico per l’attuazione della politica statale volta a preservare e rafforzare i valori spirituali e morali tradizionali russi». Non c’è alcuna pretesa scientifica dunque, si tratta soltanto di un puro strumento di indottrinamento. Nessuno aveva però pensato di sfogliare questo dizionario, almeno fino alla scorsa settimana, quando i giornalisti del “Barents Observer”, un sito russo liberale e anti-regime, hanno deciso di farlo con attenzione. Vi hanno trovato all’interno messaggi ideologici neppure tanto subliminali, ma circostanza forse più interessante – ne hanno chiarito il senso profondo e soprattutto il target per cui è stato redatto.
Il termine “autoritarismo” viene ad esempio definito come «la forma di governo più efficace in tempi difficili per il Paese», che «elimina le forze ostili e consente l’esistenza limitata di sistemi di valori diversi da quelli tradizionali». Si evita di dire quindi che l’autoritarismo è un «valore in sé», ma lo si indica come un sistema adatto «a certe fasi», una valutazione considerata dalla maggioranza dei russi come «oggettiva». Il riferimento della definizione all’attualità politica è persino scontato. Di converso, la “democrazia” viene definita come un sistema che opera nell’interesse delle «persone più influenti dell’Occidente». Nella definizione della parola “vita” si afferma che essa inizia dal momento del concepimento. Quindi le ricadute negative sul diritto di aborto non sono neppure in primo luogo legislative ma ‘originarie’, antropologiche forse.
Come scrive il “Barents Observer”, «per promuovere le impostazioni ideologiche nel nuovo dizionario vengono spesso forniti esempi contestuali: se si parla di “propagandista” allora è “occidentale” o “anti-russo”. Vengono alla bisogna creati nuovi termini come “statoformante” (sic!): nel caso della religione o della televisione, per esempio, nonché proprio della lingua.
Il dizionario introduce nuove parole per nuovi orizzonti culturali, ma è anche il risultato dell’eliminazione di parole ormai antiquate: spariscono termini quali “gulag” e “stalinismo”. Una parte dell’opera è dedicata all’informazione politica. Dalla definizione della parola “egemone” il lettore apprende per esempio che «gli Stati Uniti, in quanto egemoni mondiali, si permettono di non rispettare le regole per ottenere sempre un vantaggio».
Per spiegare la parola “matrimonio” viene citato invece l’esempio di quello omosessuale, che «è condannato dalla Chiesa ortodossa russa» e «non sostenuto dallo Stato russo». Non sarete quindi stupiti nel venire a sapere, in conclusione, che il rettore dell’Università di San Pietroburgo è stato uno dei portavoce della campagna elettorale presidenziale di Putin nel 2024 e che i curatori sono stati entrambi attivi sostenitori dell’aggressione all’Ucraina. Anzi, dell’“operazione speciale”. E ci scusino per il lapsus i curatori dell’opукфю
“La Ragione” 2 dicembre 2025