I moscoviti con i droni in casa

Nella notte del 17 maggio l’Ucraina ha sferrato un massiccio attacco con droni nella regione di Mosca, causando la morte di 3 persone e il ferimento di 16. I due quartieri della capitale raggiunti dai droni sono Kapotnya e Zelenograd. Si tratta di due quartieri periferici, ma soprattutto il primo è importante dal punto di vista strategico perché vi si trova il grande stabilimento di raffinazione del petrolio di Gazprom; nell’altro ci sono diversi impianti strategici legati all’industria della difesa. Zelenograd è stata più volte bersaglio di attacchi con droni: questa zona di Mosca è di interesse per le Forze armate ucraine, poiché vi si concentrano più di una decina di imprese del settore della difesa.

L’esercito ucraino ne ha da poco attaccati due: lo stabilimento “Angstrem”, che produce microcircuiti e dispositivi a semiconduttori, e il parco tecnologico “Elma”. Oltre agli obiettivi strategici, i droni hanno colpito due edifici residenziali e la pizzeria “Papa John’s”. Le conseguenze dell’attacco dei droni a Kapotna avrebbero potuto essere estremamente gravi se il colpo avesse centrato l’impianto di trattamento dei residui petroliferi. Ma i droni non hanno colpito nessun edificio della raffineria, soltanto il posto di blocco dove, come ha riferito il sindaco di Mosca Sergej Sobjanin, sono rimasti feriti 12 operai.

Natalia, che vive in quella zona, ha sentito i rombi e le esplosioni anche nelle notti precedenti ma i media non ne avevano parlato. Anche sui social la gente aveva timore di parlarne perché come minimo si rischiano multe fino all’equivalente di 2mila euro. Così i principali luoghi di discussione sui raid sono diventati le chat condominiali. La notte dell’attacco i vicini di Natalia si sono scambiati emozioni e consigli su come proteggersi al meglio. «È già ora di sedersi nella vasca da bagno? Nel letto vicino alla finestra non si sta tranquilli» ha postato una delle residenti. «Ho messo il bambino più piccolo nel corridoio» scrive un’altra. «Noi siamo seduti nella tromba delle scale» afferma invece un condomino.

Terribile, ma è ciò con cui gli ucraini hanno imparato a convivere da oltre quattro anni. Non arrischiatevi a ricordarlo, però, perché anche chi è d’accordo con voi non vi difenderà dagli improperi. Le notizie continuano comunque a essere date con il contagocce: su Telegram si parla di attacchi anche a Mytishchi, Krasnogorsk, Khimki e Istra, anch’esse zone periferiche della città con concentrazione di stabilimenti e aziende. Perfino nelle zone semi-centrali come quella in cui ho il domicilio, fin qui non ancora toccate dai raid, la gente pensa al da farsi. Su una panchina due pensionate discutono su come comportarsi in caso di nuovi attacchi.

Hanno sentito che bisogna mettere delle pellicole protettive alle finestre. Tuttavia, se si va a scomodare l’intelligenza artificiale cinese di DeepSeek, si viene a sapere che «la pellicola antiproiettile difficilmente sarà d’aiuto in caso di impatto diretto di un drone. Solo se l’attacco colpisce un edificio nelle vicinanze e l’onda d’urto raggiunge la casa, la pellicola terrà il vetro rotto nel telaio e impedirà ai frammenti di spargersi per l’appartamento». In molti all’inizio del 2025 avevano sperato nelle promesse pacificatrici di Trump e ora guardano al futuro con scetticismo. Natalia è tra questi: «Io non ho neppure la casa di campagna dove potermi rifugiare, non avrei mai pensato che la guerra sarebbe diventata la mia normalità».


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