Gli elefanti di Biden e le pezze di Macron






L’accelerazione impressa da Biden allo scontro con la Russia, con il rifiuto di tenere in conto le preoccupazioni russe ai suoi confini occidentali, ha provocato un vero e proprio effetto domino nella politica mondiale il presidente americano non si attendeva. Prima sono arrivati le prese di distanza di Croazia e Ungheria sull’ipotesi bellica, poi i distinguo tedeschi sulle sanzioni e, infine l’arrivo in pompa magna di Putin in Cina per firmare una lunga messe di accordi commerciali ma anche di risoluzioni politiche con Xi hanno terremotato un quadro politico in cui sembrava che gli Usa avessero incanalato la situazione verso la prospettiva che più gli aggradava: la messa in mora della Russia, schiacciata tra avventura bellica verso Kiev e accettazione del all-in nell’ex-Urss della Nato. Al Cremlino la prospettiva di diventare un junior partner di Pechino non entuasiasma (Putin preferirebbe una politica di bilancia più affine alla natura bicontinetale del suo paese) ma è costretto a fare di necessità virtù ben sapendo che se l’asse con la Cina diventasse semi-strategico troverebbe più di un problema a gestirlo proprio in Asia per esempio con l’India che si è comunque dimostrata attenta finora ai punti di vista russi. Insomma con la sensibilità di un elefante che ha spesso la Casa Bianca, per impedire che la cristalleria della Alleanza Atlantica vada in pezzi, sta provando a mettere una pezza Emmanuel Macron.

Il presidente francese ha messo da parte gli impegni elettorali ed è partito l’altro ieri per un mini-tour nelle capitali della contesa: Mosca e poi Kiev.

Al Cremlino le distanze tra i due sono state esemplificate dal lunghissimo tavolo ai cui agli estremi si sono accomodati i due leaders (vedi foto).

Macron ha trovato un presidente russo scontroso, poco disponibile ad altri giri di valzer. A muso duro in conferenza stampa il presidente russo si è rivolto così al suo omologo, dialogando con un gionalista: “Vogliamo andare in guerra con la NATO? Credo che ci sia una seconda parte di questa domanda: volete entrare in guerra con la Russia? Chiedete ai vostri lettori, spettatori, internauti: volete che la Francia entri in guerra con la Russia? Ecco siamo a questo punto. Le nostre preoccupazioni sono anche dettate da questioni relative alla sicurezza paneuropea”. Putin si è rivolto anche indirettamente a Zelensky chiedendogli di accettare l’ormai controverso punto sull’autonomia delle regioni di Lugansk e Donetsk degli accordi di Minsk, con una sprezzante avvertimento al presidente Zelensky “Ti piaccia o non ti piaccia, pazienta bellezza mia” (parafrasi di un celebre motteggio russo “Ti piaccia o non ti piaccia, dormi bellezza mia”). Macron è rimasto sulle sue ma ha concesso che: “bisogna tener conto dei punti vista di un grande popolo e di un grande paese” quale la Russia e ha promesso di verificare, il giorno seguente a Kiev sulla volontà ucraina di fare dei passi avanti nelle trattative. Nessuno si nasconde che il varco per la trattativa sia assai stretto: Mosca ha già fatto dei passi molto concreti per la definitiva annessione delle due “Repubbliche popolari” mentre l’accettazione di Zelensky delle condizioni russe (presenti del resto proprio degli accordi di Minsk) è altamente impopolare in patria e rischierebbe seriamente di fargli perdere le prossime presidenziali contro qualsiasi candidato. Così il vis-a-vis Macron-Zelensky, a parte l’ottimismo di rito, non ha partorito neppure il classico topolino. Insomma Macron sta provando a metterci una pezza ma le partito in conflitto restano lontani e le guerra sempre possibile. L’Europa ha rialzato la testa, ma troppo poco per giocare un significativo ruolo politico nella crisi slava.

P.s.: Zelensky ha poi replicato a Putin sulla “mia bellezza” sciorinado per l’occasione il suo russo nativo (è originario di Dnepr’). “Effettivamente l’Ucraina è una bellezza – da dichiarato in conferenza stampa il presidente ucraino – ma non è “tua” caro Putin. L’Ucraina è molto paziente ma perché è saggia”. Una bella battuta, ma che non fa una linea politica però.

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