Il medico di Navalny: si muore come mosche per Covid-19 in Russia






DI YURII COLOMBO

Il nostro governo sta dicendo menzogne su menzogne sul coronavirus in Russia”. A denunciarlo è Anastasia Vasilevna, fondatrice nel 2017 dell’Alleanza dei Medici, il sindacato che organizza i lavoratori della sanità in 40 regioni della Federazione e medico personale dell’oppositore Alexey Navalny, avvelenato con un agente nervino, come avrebbero accertato i laboratori tedeschi e francesi, quest’estate mentre era in tour elettorale in Siberia. Anastasia ha solo 36 anni ma ha il piglio della sindacalista consumata: «Sono stata denunciata per quanto sto affermando sulla pandemia in Russia, ma non ho paura perché qui c’è in ballo la vita dei lavoratori e dei cittadini” ci dice decisa. Secondo l’attivista i casi di infezione e i decessi in Russia sarebbero ben di più quelli dichiarati dal governo (circa 20 mila contagiati e 350 morti giornalieri). “Quanti? Difficile dire ma un multiplo di quelli che vengono dichiarati, forse 10 volte tanto”. Putin, rispetto alla prima ondata della pandemia, ha scelto per ora la linea morbida e cinema, stadi e ristoranti sono tutti aperti. “Mancando qualsivoglia ammortizzatore sociale la scelta del leader del Cremlino è chiara, non rischiare che possano prodursi tensioni sociali che covano sotto la cenere” afferma il sociologo Boris Kagarlitsky. Rispetto alla prima ondata di Covid-19, la situazione in Russia sembra peggiorata. I prezzi delle medicine – che in gran parte la Russia importa da Germania, Francia e anche dall’Italia – per curare il coronovirus, con la caduta del rublo deprezzatosi ultimamente del 20%, sono decollati. La situazione è particolarmente difficile nella sterminata provincia dell’impero.

“A Lipezk città a 300 chilometri a sud di Mosca, la gente va in ospedale portandosi dietro le lenzuola e le medicine necessarie. Nell’ospedale di Vladimir mancano gli anticoagulanti e c’è il completo caos. A Ul’janovsk, nell’unico ospedale infettivo c’è un medico per 400 malati, a Biyzk gli unici 4 medici specializzati sul virus dell’ospedale, ormai stremati, stanno rifiutando di fare i turni di notte. Lo Stato non solo ha perso la guerra del coronavirus ma è persino in ritirata. Non sa che pesci prendere” denuncia Vasilevna.

Il principale problema, per la leader sindacale, è quello dell’insufficienza del personale sanitario, soprattutto nelle regioni più lontane da Mosca. “Si è provato a fare qualcosa negli ultimi mesi su questo problema ma i laureati in medicina si tengono alla larga dagli ospedali perché gli stipendi sono troppo bassi. In provincia i medici guadagnano salari da fame, 25-30 mila rubli al mese (280-320 euro al cambio attuale) e gli infermieri non vanno oltre i 15-20 mila. A Mosca la situazione è appena migliore e si guadagna dagli 80 ai 120 mila rubli”. Per questo i lavoratori della sanità spesso emigrano nella capitale: “Noi come sindacato abbiamo chiesto di uniformare le paghe al livello moscovita ma finora è rimasta lettera morta anche se Putin mesi fa, ai tempi della prima ondata della pandemia, aveva promesso di raddoppiare gli stipendi dei medici”. All’inizio di agosto, lo stesso presidente russo aveva annunciato che la Russia aveva pronto un vaccino anti-coronavirus che sarebbe stato reso disponibile a partire da ottobre gratuitamente, ma ora i tempi si stanno allungando e l’impressione è che la Russia arriverà assieme a tutti gli altri paesi a produrre l’antidoto.

“Certamente vi è nota in Italia la favola di Gianni Rodari Cipollino in cui il Principe Limone e la sua aristocrazia dominano su un intero popolo raccontando un sacco di frottole. Ecco, sostituite il principe e l’aristocrazia con Putin e la sua oligarchia e aggiungete la tv come strumento per ipnotizzare la gente e avrete un quadro veritiero della situazione in Russia. Quale vaccino?! Si è trattata solo di propaganda a uso e consumo dell’opinione pubblica” sorride amaramente Anastasia.

Ma è tutta la situazione della sanità a essere critica. Secondo le statistiche ufficiali la Russia importa il 70% delle medicine dall’Occidente dopo che la seppur modesta industria farmaceutica dell’epoca sovietica è stata smantellata. “Inoltre – spiega la sindacalista – è stata fatta una politica di centralizzazione in grandi ospedali chiudendo quelli locali ma continuano a mancare strade per raggiungerli, pronti soccorsi e autolettighe”. Tutto ciò, assieme all’irrisolto problema dell’alcoolismo, sta determinando un nuovo calo demografico, e secondo la Banca Mondiale la Russia passerà dagli attuali 145 a 131 milioni di abitanti entro il 2050. “Da noi la sanità gratuita è solo sulla carta. In Russia ci sono solo 200 oncologi pediatrici, solo 4 centri per i tumori dei bambini di cui 3 Mosca e 1 a San Pietroburgo e nessuno nel resto della Russia. Tutte le strutture sanitarie sono concentrate in poche grandi città della parte europea. Nelle ultime settimane a Kemerovo, in Siberia, è tornata a diffondersi la tubercolosi e gli ospedali cittadini non sono in grado di gestirla, propongono cure a domicilio” denuncia ancora Vasilevna.

Ma i vostri detrattori vi chiamano il sindacato di Navalny” riferiamo. “Alexey ci ha aiutato a fondare il nostro sindacato e ci fornisce un costante sostegno: possiamo solo ringraziarlo per questo. Io sono orgogliosa che venga definito “il sindacato di Navalny” perché lui è l’unico che ha sempre denunciato la corruzione imperante nel paese. Detto ciò però, il sindacato non appartiene a nessuno, neppure a Navalny, ma solo ai lavoratori, ai suoi iscritti” precisa la dottoressa prestata all’unionismo. Che non si tira indietro neppure a ricordare le drammatiche giornate passate accanto al blogger anti-Putin in coma nell’ospedale di Omsk prima che fosse trasportato in una clinica di Berlino. “Io ero là assieme alla moglie Yulia ma non mi fu data la possibilità di accedere alla rianimazione o di parlare con i medici malgrado conoscessi bene il suo stato di salute. Ci accorgemmo subito che i dirigenti dell’ospedale ci stavano occultando qualcosa. Cercarono di sostenere che era collassato perché si era ubriacato la sera prima o a causa di un diabete di cui non soffre” ricorda Vasilevna. La sindacalista è convinta della tesi dell’avvelenamento.

“Chi lo voleva uccidere aveva previsto che sarebbe morto su quel volo Tomsk-Mosca ma è stato sconfitto. Se fosse morto come sono morti altri oppositori, ci sarebbe stata una manifestazione ogni anno per ricordarlo e tutto sarebbe finito lì. Invece Alexey è rimasto vivo e questo segnerà l’inizio della fine di un sistema ingiusto e falso” conclude convinta Anastasia.

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